La prima resa dei conti in Siria è tra Hts e gli alawiti di Assad
Odio settario e nostalgia del regime infiammano Mazzeh 86, baraccopoli alla periferia di Damasco. Tra arresti e minacce, gli alawiti diventano il nodo cruciale per il governo di transizione

Militari Hts all’ingresso di Mazzeh 86 (foto di Luca Gambardella)<div> </div><br />
Damasco, dal nostro inviato.Gli alawiti della baraccopoli di Mazzeh 86, periferia occidentale della capitale, hanno paura e i volti tesi, temono rappresaglie da parte degli uomini di Hayat Tahrir al Sham (Hts) che chiudono l’ingresso al quartiere. Secondo Hts, fra i residenti si nascondono gli shabiha, gli agenti dei servizi segreti di Bashar el Assad che non vogliono arrendersi e deporre le armi. La gestione della minoranza alawita sta diventando la più complessa e urgente per il governo di transizione in Siria. Negli ultimi due giorni, sulla costa di Latakia e Tartous, gli alawiti sono scesi in strada per protestare contro Hts, accusato di giustizia sommaria nei confronti di quella che per decenni è stata la minoranza su cui si è retto il regime di Assad. Due giorni fa a Tartous, 14 uomini del governo sono stati uccisi in un’imboscata tesa dai lealisti del regime. L’episodio ha innescato un effetto domino nel resto del paese, mescolando insieme odio settario e nostalgia del regime di Assad.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
