Economia
Sport e acciaio •
Tra gare e giochi, a Taranto lo spegnimento dell’Ilva è più vicino
Il governo non ha ancora deciso se impugnare in Cassazione il verdetto della Corte d’appello di Milano. Ma è certo che non potrà procedere alla bonifica. Resta quindi in funzione solo l’area a freddo, che verrà messa in vendita. Ora si apre il capitolo del post Ilva, con il rischio sempre evocato di una “nuova Bagnoli”

Foto Ansa
Taranto. La gara di vendita di Ilva, ormai aperta da due anni, non esiste più. Verrà annullata, o aggiornata (come già avvenuto un anno fa), alla luce del decreto della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato la sospensione dell’area a caldo entro 90 giorni. Il governo non ha ancora deciso se impugnare il decreto in Cassazione, mentre è certo che non potrà procedere alla bonifica. Resta quindi in funzione solo l’area a freddo, che verrà messa in vendita. Del resto era questa l’unica area a cui è interessata Jindal, l’acquirente con cui i commissari straordinari stavano trattando l’acquisizione. Il piano del colosso indiano prevede l’acquisizione dei laminatoi con la promessa, a fronte di 3 miliardi di investimenti pubblici, di realizzare forse un forno elettrico portando materia prima dalla sua acciaieria green in Oman. Jindal però non avrebbe comprato l’Ilva. Per questo, già prima della sentenza di Milano, l’idea del ministero delle Imprese (concordata con Jindal) era di annullare la gara di vendita e sostituirla con una nuova gara per il fitto di ramo d’azienda. Poi è arrivata la sentenza a giustificare l’operazione.
Oggi il ministro Adolfo Urso era impegnato in un videocollegamento con il sindaco di Genova, Silvia Salis, e il presidente della Liguria, Marco Bucci, per parlare del futuro dello stabilimento di Cornigliano. Mentre la reale responsabilità del tavolo Ilva a Palazzo Chigi è stata assunta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha manifestato l’intenzione del governo di garantire la continuità aziendale. Per farlo però servono risorse finanziarie che l’azienda non ha più, dato che la Commissione europea ha chiarito che dopo l’ultimo prestito ponte da 400 milioni non ne autorizzerà altri. Da qui la necessità della cessione. Per quanto riguarda l’ipotesi di partecipazione statale, Mantovano ha evidenziato che, anche in presenza di una gestione pubblica prevalente, i problemi derivanti dalle decisioni giudiziarie sarebbero stati i medesimi. Su questo è stato chiaro anche Giancarlo Giorgetti: “Le sentenze valgono per tutti – ha detto il ministro dell’Economia – non cambia la questione se il progetto che produce o inquina è pubblico o privato”.
E mentre i sindacati hanno annunciato otto ore di sciopero, a data da destinarsi, Mantovano ha fatto appello all’unità: “Poiché ci conosciamo da tempo non credo di dover fare inviti al senso di responsabilità perché – ha detto il sottosegretario – abbiamo fatto un percorso insieme, riconoscendoci reciprocamente in questo senso di responsabilità”. Del resto è noto come dal primo momento in cui ha cacciato ArcelorMittal, con la promessa di fare di Ilva “il più grande siderurgico green d’Europa”, il ministro Urso ha avuto il pieno appoggio dei sindacati, dell’allora presidente della Puglia Michele Emiliano e degli enti locali.
Ora si apre il capitolo del post Ilva, con il rischio sempre evocato di una “nuova Bagnoli”. I sindacati, all’uscita da Chigi, non hanno più parlato di rilancio dello stabilimento ma, consapevoli della sua fine, di un “piano straordinario”. In sostanza, ammortizzatori sociali: cassa integrazione e prepensionamenti. Mantovano ha annunciato un nuovo tavolo con gli enti locali per martedì. Sindaco di Taranto e presidente della Puglia sono pronti a chiedere nuovi fondi per la città. La Commissione Ue ha già dato a Taranto 700 milioni di euro per la rioccupazione degli esuberi, ma comune e regione li stanno sprecando tra marciapiedi e giardinetti. Altri 400 milioni sono stati dati per i Giochi del Mediterraneo, che verranno inaugurati il 21 agosto a Taranto dalla presidente Meloni. Per lo stesso motivo tra due giorni saranno in città i ministri Foti, Abodi. Ma lo sport non può sostituire l’acciaio.