Meno Sputnik più TikTok. Perché la Russia ora si affida ai cheap fake

La capacità della Russia di interferire effettivamente sui processi elettorali “dipende anche dalla nostra capacità di capire il fenomeno e il funzionamento delle operazioni di disinformazione”, dice Mattia Caniglia dell'Atlantic council. Uno studio appena uscito del DFRLab
1 MAR 24
Ultimo aggiornamento: 04:53
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Per minare l’unità dell’Ucraina e il sostegno internazionale al suo governo durante la guerra d’invasione da parte della Russia, Mosca ha usato qualunque tipo di mezzo ma è sulle informazioni online che ha ottenuto i maggiori successi. L’intelligenza artificiale, la diffusione del social cinese TikTok e il nuovo Twitter a guida Elon Musk non hanno fatto altro che aumentare la diffusione delle fake news russe e il loro obiettivo di manipolare l’opinione pubblica. Quando la paura dei bombardamenti non basta, i russi cercano di dividere gli ucraini avanzando dubbi sull’integrità degli esponenti del loro governo, dal presidente Volodymyr Zelensky in giù: a dicembre dello scorso anno è stata scoperta un’operazione di influenza russa su TikTok contro l’ex ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov, definito come un corrotto, che usava circa 13 mila account e raccoglieva migliaia di visualizzazioni, sfruttando anche la facilità che il social cinese permette nello scaricare i video e ricondividerli su altre piattaforme. L’ultimo rapporto del Digital Forensic Research Lab (DFRLab) dell’Atlantic Council, "Sabotare l'Ucraina: come la Russia ha ampliato la sua guerra globale dell'informazione nel 2023", è uno spaventoso affresco di quello che può fare la disinformazione russa, non solo in paesi dall’ecosistema informativo fragile come Africa e America latina, ma anche in Europa e nei paesi del fianco orientale come Polonia e Moldavia, dove la propaganda spinge sul pericolo guerra in Transnistria.
Con la diffusione dell’IA, spiega al Foglio Mattia Caniglia, direttore associato del Laboratorio di ricerca forense digitale e uno dei più di quindici autori del report, “certamente sta aumentando la capacità e abbiamo notato un cambiamento”: i deep fake sono già utilizzati e lo saranno sempre di più anche in vista delle elezioni del 2024, ma la loro capacità di interferire effettivamente sui processi elettorali “dipende anche dalla nostra capacità di capire il fenomeno e il funzionamento delle operazioni di disinformazione”. Per ora online ci sono soprattutto cheap fake, fatti con tecnologie meno evolute, spiega Caniglia, perché “le motivazioni degli attori ostili non mirano per forza a imporre una certa verità nelle nostre società ma a creare confusione, discordia e diffidenza nei confronti delle nostre istituzioni democratiche”. E per fare questo non serve una IA particolarmente sofisticata, soprattutto in momenti di crisi come questo. Ma c’è un altro fattore da considerare, quando si tratta di contagio della disinformazione: se i social network hanno portato i costi della diffusione praticamente a zero, l’IA sta facendo diventare molto meno costosa anche la creazione dei contenuti. Russia e Cina stanno già sfruttando questa opportunità: “La Cina usa strumenti tech come l’IA e l’analisi dei big data per indagare sulle opinioni pubbliche dei paesi bersaglio e creare narrazioni altamente personalizzate”.
Dopo due anni di guerra, con i media ufficiali russi sempre meno diffusi nei paesi occidentali, Mosca si è concentrata sempre di più sui social come Telegram e TikTok per la sua disinformazione, “ma questo fa parte della strategia di personalizzazione del Cremlino, che a seconda dei contesti geografici e di come si struttura l’ambiente informativo adotta approcci diversi” – nel Sud del mondo, per esempio, ci sono ancora i media tradizionali e i media russi a magnificare Mosca.