Le bandiere bianche a Gaza
Gli americani non voglio che Israele rimanga nella Striscia "a tempo indeterminato", fanno i piani per il dopo mentre vanno avanti le evacuazioni dei civili tra le minacce di Hamas, la paura di strasferirsi a sud e i carri armati a protezione

L’operazione dell’esercito israeliano non si fermerà, secondo i piani, alla parte nord della Striscia, sradicare Hamas comporta anche muoversi verso sud, spingere i civili verso un’altra evacuazione. Sembra che nessuno metta in dubbio che si riuscirà a vincere contro il gruppo di terroristi, nonostante abbiano costruito una rete di protezione importante, che passa sotto i centri abitati in un territorio in cui la densità della popolazione è molto alta – ieri i soldati hanno trovato un tunnel sotto una ruota panoramica in un parco giochi. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto in un’intervista che le forze israeliane possono rimanere a Gaza “a tempo indeterminato”. Gli americani, che stanno già facendo dei piani per il dopo Hamas che coinvolgono anche il quasi novantenne Abu Mazen, sono stati chiari: a guerra finita, la Striscia sarà palestinese, non ci sarà nessuna occupazione prolungata da parte di Israele.
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)




