Scrittori israeliani contro gli occidentali: “Vergogna”

Il caso della lettera sulla London Review of Books che condanna Israele e la risposta dell'associazione che rappresenta 800 scrittori, poeti, critici letterari e studiosi del paese colpito il 7 ottobre dall'attacco di Hamas
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4 NOV 23
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Gli scrittori israeliani attaccano la London Review of Books per aver condannato Israele. La lettera pubblicata dalla blasonata rivista letteraria inglese non cita le 1.400 persone uccise in Israele e il rapimento di altre 240, mentre afferma che Israele sta commettendo “crimini contro l’umanità”. L’Associazione degli scrittori in Israele, che rappresenta 800 scrittori, poeti, critici letterari e studiosi, dice anche che la rivista non ha pubblicato una lettera formale in risposta alla prima, tra i cui firmatari c’è anche la scrittrice irlandese Sally Rooney, che due anni fa fece notizia quando si rifiutò di permettere a un editore israeliano di tradurre il suo libro in ebraico. “Sono scioccato”, ha detto Shlomit Aharoni Lir, a capo del comitato per gli affari esteri dell’Associazione degli scrittori israeliani.
“È come se stessi sanguinando e nessuno ti vede”. La lettera dell’Associazione degli scrittori israeliana è stata firmata anche dalla scrittrice di fama internazionale Dorit Rabinyan (in Italia da Longanesi) e il poeta Ilan Sheinfeld. “Questa è l’orribile realtà” scrivono. “Il 7 ottobre, Hamas ha deliberatamente massacrato, ucciso, violentato, torturato e rapito centinaia e centinaia di civili israeliani tra cui neonati, bambini, sopravvissuti all’Olocausto e malati. Israele sta ancora sanguinando. Stiamo ancora contando i morti, identificando i corpi mutilati. Invece di condannare questi orribili crimini contro l'umanità... questi scrittori hanno propagato una vergogna. Vi imploriamo di schierarvi con Israele, di denunciare gli atroci crimini commessi da Hamas e di unirvi a noi nel chiedere il rilascio immediato di tutti gli ostaggi”. Il caso non è soltanto uno scontro fra la cultura israeliana e una singola rivista britannica. Fa emergere, invece, la terribile solitudine di Israele all’interno dei pezzi che contano della cultura occidentale.