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Piketty con moglie vs Mélenchon: basta wokismo, è la lotta di classe che conta
Il nuovo libro dell’economista è una radiografia del voto in Francia dalla Rivoluzione francese alla rielezione di Emmanuel Macron. La sinistra ha sbagliato tutto: ha importato le ossessioni culturali americane e tralasciato l'unione delle classi lavoratrici
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15 SEP 23

Foto Ansa
Parigi. Era il giugno dello scorso anno quando il Journal du dimanche pubblicava sul suo sito un appello di 170 economisti a sostegno del programma della Nupes, la coalizione delle sinistre francesi in Parlamento guidata da Jean-Luc Mélenchon, presidente della France insoumise. “Per la prima volta nel Ventunesimo secolo, la sinistra in Francia è riunita per rompere con il neoliberalismo. Voltando le spalle alle politiche che aumentano le diseguaglianze, indeboliscono i servizi pubblici e danneggiano gli ecosistemi, la Nupes porta alle legislative un progetto di trasformazione sociale e ecologica”, scrissero i 170 economisti, in sollucchero per il wannabe Che Guevara della gauche. Tra questi, in prima fila, c’era Thomas Piketty, l’economista-guru dei salotti progressisti.
E’ passato soltanto un anno da quell’appello e il programma del leader della France insoumise è già tutto da buttare. Assieme alla moglie ed economista Julia Cagé, Piketty ha appena pubblicato un libro che, tra le altre cose, fa a pezzettini la France insoumise. Si intitola “Une histoire du conflit politique: élections et inégalités sociales 1789-2022” (Éditions du Seuil), ed è una radiografia del voto in Francia dalla Rivoluzione francese alla rielezione di Emmanuel Macron. Attraverso l’analisi dei dati elettorali e socio-economici di 36 mila comuni, la coppia di economisti spiega che la conflittualità politica si basa essenzialmente sulla questione delle diseguaglianze sociali, e che gli aspetti identitari e culturali contano poco o nulla. Il voto al Rassemblement national degli operai della Francia periferica che un tempo votavano comunista, per Piketty e Cagé non è un “voto anti immigrati”, bensì un “voto di abbandono socio-economico”. E Macron, l’arcinemico, ha beneficiato del “voto più borghese della storia”. Ma il nuovo mattone di Piketty e consorte (832 pagine) è soprattutto un “libro anti mélenchonista”, come sottolineato dal Point.
Secondo i due economisti, il principale errore di Mélenchon e dei suoi compagni è quello di aver sposato le tesi dell’intersezionalità, di aver importato in Francia le ossessioni culturali e identitarie americane, con i loro eccessi e le loro radicalità, a detrimento del vero obiettivo, che dovrebbe essere quello di un’unione delle classi lavoratrici. Il discorso dominante nella France insoumise, oggi, è un discorso da gauche ztl, che si muove tra Saint-Germain-des-Prés e il Marais, e se si sposta più a est è per un aperitivo eco-solidale. Senza la reintegrazione delle popolazioni rurali e semi-rurali, sostiene la coppia, la gauche mélenchonista è destinata a fallire. Ce n’è anche per gli ecologisti delle metropoli, accusati da Piketty e Cagé di aver puntato il dito contro gli abitanti della Francia profonda, quella che gira ancora con vecchie Peugeot, fuma Gauloises e fa i barbecue la domenica, trasformandoli in una delle principali cause del riscaldamento globale. “Invece di prendersela con le piccole auto degli abitanti della ruralità”, dice Piketty, “bisognerebbe prendersela con i Range Rover dei centri urbani! Bisogna ricreare un conflitto di classe lì dove, talvolta, è stato sostituito dal conflitto territoriale”. Esponente di un populismo di sinistra che si ispira agli scritti della filosofa belga Chantal Mouffe, Mélenchon ritiene che siano gli “affetti” a mobilitare elettoralmente le persone. Idea sbertucciata dai due economisti. Per Cagé, “ciò che determina il voto non è la questione identitaria, non è la questione culturale, non è la questione degli ‘affetti’… è il reddito, il patrimonio, la proprietà, la professione”.