Esteri
i doni del Cremlino •
Il vertice e il controvertice di Putin e Prigozhin con l'Africa
Il presidente russo riceve i leader africani, offre grano gratis e conta le defezioni. Dal tavolone del 2019 è passato al tavolino, ma poco distante dal suo palazzo c'è il capo della Wagner che parla del colpo di stato in Niger e si fa fotografare. La strategia militare e il ricatto della fame

Tra entusiasti, grati, scettici e tifosi – come chi si è presentato con il volto del presidente russo impresso sulla maglia – Putin ha cercato accordi e appoggi. Ha voluto incontrare tutti separatamente, ha atteso il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, ha stretto mani, ha detto di avere un piano per costruire un nuovo mondo multipolare, ha ringraziato per la presenza e la pazienza e soprattutto ha promesso grano gratis a sei paesi africani: “Nei prossimi mesi saremo in grado di garantire forniture gratuite da 25.000 a 50.000 tonnellate di grano a Burkina Faso, Zimbabwe, Mali, Somalia, Repubblica centrafricana ed Eritrea”. La Russia è un paese che esporta grano e alla sua capacità produttiva adesso aggiunge quella dei territori ucraini che ha occupato, ma con il Mar Nero che è tornato inaccessibile comunque avrà difficoltà a trasportare i cereali. Quando Putin ha deciso di non estendere gli accordi sul grano, lo ha fatto sostenendo che l’iniziativa siglata separatamente da Kyiv e da Mosca aiutava l’Ucraina e riforniva di cereali i paesi ricchi. Invece sono gli stati africani i più colpiti non soltanto dalla mancanza di grano, ma anche dall’aumento dei prezzi causato dal blocco del Mar Nero. Alcuni leader hanno boicottato il summit proprio per la decisione di porre fine all’accordo, altri hanno deciso di partecipare ugualmente ma inviando diplomatici, viceministri e non capi di stato. Putin sta cercando di costruire una nuova alleanza attraverso il grano, promettendo tonnellate in dono. Alla forza militare della Wagner, che in Africa già presidia gli affari russi, ora sta unendo il ricatto alimentare e questo è uno dei motivi per cui non può fare a meno del “traditore” Prigozhin. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, è stato chiaro: “Non sarà una manciata” di grano gratis a risolvere gli effetti disastrosi della fine dell’accordo.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
