Il G7 che torna G8 con Zelensky e lo scudo aereo delle democrazie

Giulia Pompili

Bakhmut “non è occupata dai russi”, dice il presidente ucraino chiudendo il suo intervento al vertice ospitato nella città giapponese di Hiroshima. La foto che dice tutto e la controffensiva che si sentirà

Hiroshima, dalla nostra inviata. “Non esistono più le domande semplici ormai, perché non abbiamo più risposte semplici”. E’ iniziata così, ieri, la conferenza stampa del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, quasi in contemporanea con quella del presidente americano Joe Biden, al termine di uno dei fine settimana più importanti della diplomazia globale. Un giornalista di al Jazeera ha cominciato la sessione delle domande – libere, senza prenotazione, senza moderazione – chiedendo della città di Bakhmut, e sembrava quasi in imbarazzo a porgli “la domanda difficile”, ovvero: è caduta? e ne è valsa la pena difenderla? “Non abbiamo più risposte semplici perché abbiamo un vicino complicato, che è un criminale e un terrorista. Ma combattiamo grazie al coraggio del nostro popolo, dei nostri guerrieri, e grazie alla nostra intelligenza. Non stiamo mandando la gente a morire”. E poi: “Non posso dire esattamente dove sono i nostri uomini, ma posso dirvi che la città di Bakhmut non è occupata dai russi”.

 

L’altro ieri Zelensky è volato fino al G7, ospitato nella città giapponese di Hiroshima, per una ragione simbolica e una politica. I leader dei paesi e delle istituzioni ospiti del G7 giapponese ieri mattina hanno fatto visita al Memoriale della pace, il luogo che ricorda l’attacco atomico del 6 agosto 1945. A fianco del primo ministro nipponico Fumio Kishida c’erano, tra gli altri, il primo ministro indiano Narendra Modi, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il primo ministro australiano Anthony Albanese, il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Tutti tranne il presidente Zelensky. Per lui lo spazio era un altro: nel pomeriggio di ieri ha camminato verso il simbolo della distruzione nucleare da solo, accompagnato da Kishida. Ha detto che la tragedia che ha visto a Hiroshima, e poi nel museo della pace, “mi ricorda Bakhmut e altre città che oggi sono solo un’area rasa al suolo. Però guardate, oggi questa è una città viva, moderna, che rispetta il valore delle vite delle persone. Lo stesso può succedere a Bakhmut”. 

 
Il G7 di Hiroshima si è chiuso ieri, ma ancora una volta questo summit è sembrato tornare a essere un G8 – un vertice esteso all’Ucraina, il paese aggredito, il simbolo “delle sfide ai principi che i nostri predecessori avevano stabilito e difeso nel corso degli anni, come il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale”, ha detto Kishida durante la conferenza stampa finale. E c’è una foto, quella scattata alla fine dell’ultima sessione di lavoro dei leader, che più di altre rappresenta l’allargamento della leadership delle democrazie: Zelensky è al centro dei capi di stato di quella che ormai è ufficialmente la coalizione del mondo libero (c’erano tutti tranne la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che è tornata in Italia anzitempo per via delle alluvioni in Emilia-Romagna, rappresentata dall’ambasciatore italiano in Giappone Gianluigi Benedetti). 

 
E Zelensky non lo nasconde, è stato a Hiroshima per un motivo: l’Ucraina sta aumentando la pressione sui paesi occidentali per avere il prima possibile gli F-16, i caccia di tecnologia americana che potrebbero cambiare il corso della guerra. “Non sappiamo quanti aerei avremo, e quando li avremo, ma li avremo. E stiamo accelerando il processo perché dobbiamo iniziare subito l’addestramento, perché stiamo perdendo vite umane”, ha detto in conferenza stampa. Durante la sessione di lavoro, il presidente ucraino ha spiegato che “Patriot, Iris-T, Nasams, Crotale, Samp-T, proteggono la vita nelle nostre città e creano un marchio di sicurezza globale per la democrazia. Quando ci saranno abbastanza sistemi di difesa aerea in Ucraina per proteggere tutte le nostre città, il mondo vedrà che tipo di scudo aereo può creare la democrazia”. C’è consenso su questo, l’ha trovato al G7 anche durante il bilaterale con il primo ministro indiano Narendra Modi (non c’è stato quello col presidente brasiliano Lula) . E lo confermano fonti del Foglio che hanno partecipato alla sessione di lavoro di ieri mattina sull’Ucraina. Dopo un faccia a faccia con il presidente ucraino, Biden ieri ha annunciato un nuovo pacchetto di assistenza alla sicurezza per l’Ucraina da 375 milioni di dollari. “La Russia lo sentirà, quando inizierà la controffensiva”, ha detto Zelensky a chi gli chiedeva i tempi della nuova fase della guerra.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.