La nuova missione di Dmitri Medvedev

Secondo la stampa russa, all'ex presidente spetta il compito di trovare nuovi soldati da mandare in Ucraina e rendere la mobilitazione spontanea e silenziosa. La nuova cifra: 400.000 uomini
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27 APR 23
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Dmitri Medvedev non era mai stato tanto loquace quanto dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Prima presidente, poi premier, ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Medvedev ha contribuito alla creazione del regime russo. Vladimir Putin di lui si fida e adesso, secondo alcune fonti ben informate raccolte dalla stampa russa, a Medvedev avrebbe affidato il compito di reclutare nuovi soldati da mandare al fronte in un modo discreto ma accattivante. Ci sarebbe anche un numero che sembra piuttosto ambizioso: Mosca vuole quattrocentomila soldati. La cifra è molto alta, a maggior ragione se si pensa che all’inizio dell’invasione l’esercito russo contava la stessa quantità di uomini, molti dei quali erano soldati di professione. Le reclute che Medvedev avrebbe il compito di cercare riceverebbero un addestramento meno efficace, difficile che il lavoro del soldato possa essere ritenuto appetibile in questo momento, ma l’ex presidente avrebbe deciso di puntare tutto sulla comunicazione. Le pubblicità che compaiono sui canali telegram o sui social come VKontakte, i manifesti presenti in alcuni negozi e gli spot in televisione servono a creare una mitologia attorno alla figura del soldato che attiri uomini con lavori poco pagati.
Quando a settembre dello scorso anno Putin annunciò la mobilitazione parziale lo fece consapevole dei rischi sul consenso, infatti rimandò l’annuncio il più possibile, lo fece anche con un giorno di ritardo. Il prossimo anno ci saranno le presidenziali e il capo del Cremlino non vuole che il voto si svolga dopo una mobilitazione su vasta scala. Il compito di Medvedev è quindi arduo: attrarre soldati, trovare volontari, fare in modo che il fronte sembri un’occasione e senza creare fastidi al Cremlino. Al fianco di Medvedev lavorano anche personaggi dello spettacolo, il cantante Shaman questa settimana ha realizzato il video della sua canzone “Noi” proprio dalla Piazza Rossa, tra i versi canta l’unità del popolo russo con un’estetica da gioventù hitleriana.
Una delle cose che più colpì gli ucraini nei primi giorni dell’invasione fu la sproporzione tra gli obiettivi di Mosca e il numero delle truppe, troppo esiguo per un’operazione contemporaneamente lampo e su vasta scala. Quello fu l’errore principale di Mosca e l’effetto fu un’operazione brutale ma alla rinfusa. In Russia in queste settimane il dibattito si è acceso su quale atteggiamento deve avere l’esercito in Ucraina, se offensivo o difensivo. Il finanziatore delle milizie della Wagner, Evgeni Prigozhin, ritiene che sia il momento di rafforzare le linee difensive, ma al ministero della Difesa c’è chi ritiene che invece sia il momento di una nuova offensiva. Medvedev non prende posizione riguardo alla strategia sul campo di battaglia, il suo compito di trovare soldati non si accompagna ad analisi militari, ha più a che fare con la comunicazione, la motivazione e la propaganda.
L’élite putiniana si sta facendo vedere sempre più coinvolta in modo attivo nella guerra, anche la decisione di raccontare che il figlio del portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sia andato a combattere – sulla veridicità della sua partecipazione tra gli uomini della Wagner sono stati sollevati diversi dubbi – serve a far percepire i fedelissimi di Putin più vicini alla guerra, meno distanti dalle ostilità e non diversi dal resto della popolazione. Anche Medvedev ha un figlio, Ilya, che però è entrato in politica nel partito di Putin alla fine dello scorso anno.