Putin mette mano alle istituzioni e schiera i burocrati

Altro che follia, l’autocrate è razionale e per sopravvivere alla guerra ripensa  il sistema russo
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4 NOV 22
Ultimo aggiornamento: 05:13 AM
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Tutte queste notizie, se unite anche alla strategia di bombardare le infrastrutture civili, mostrano che la Russia nei suoi piani brutali si sta riprendendo dalla confusione dei primi mesi dell’invasione calcolata malamente. L’idea di attaccare uno stato confinante mettendosi contro la comunità internazionale e determinando il ritorno della guerra sul territorio europeo era stata attribuita a una presunta follia di Vladimir Putin. Il leader del Cremlino sta dando invece prova di essere lucido, di essere un autocrate razionale nelle sue scelte sanguinarie, fuori e dentro la Russia.
Putin ha dato inizio alla ricostituzione delle istituzioni russe, nominando un nuovo organo chiamato Consiglio di coordinamento, che ha il compito di trasformare l’economia in modo da essere flessibile per le necessità delle Forza armate. Con la legge marziale ha affidato agli amministratori locali il compito di prendere decisioni relative alla sicurezza, delegando così misure scomode e impopolari e legittimandone anche l’arbitrarietà, ma la vera novità sta nel fatto che ha rispolverato le figure dei burocrati, slegati dagli apparati di sicurezza e che spesso presentano dei profili più rassicuranti anche per l’opinione pubblica. Il Consiglio di coordinamento dovrà prendere decisioni che saranno vincolanti per entità pubbliche e private, quindi anche per le aziende, e a dirigerlo Putin ha messo il premier, Michail Mishustin, e il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, due figure che non hanno detto apertamente di sostenere la guerra. Mishustin ha fama di essere un bravo riformatore, ha introdotto cambiamenti al sistema delle tasse in Russia, snellendolo, e ha sempre avuto simpatie occidentali, sostenendo che le alleanze di Mosca dovrebbero essere proiettate verso ovest. Ora ha dovuto negare tutto questo, senza indossare i panni del falco o del propagandista. In tempo di guerra Putin si è messo a rifare le strutture del potere, secondo alcune indiscrezioni apparse sulla stampa russa si farebbe portare regolarmente dei sondaggi di opinione per capire come la pensano i russi – difficilmente i sondaggi in Russia possono essere presi per veritieri, va calibrata una buona dose di sfiducia nelle istituzioni e di paura quando si risponde. Putin sta affidando agli amministratori e non ai militari il compito di tenere in piedi il paese e sta proiettando nel futuro il suo potere, si sta riorganizzando in modo tutt’altro che folle, per durare e blindarsi al Cremlino. L’analista Tatiana Stanovaya, fondatrice del think tank R. Politik, avanza dubbi anche sul legame inossidabile tra Putin e i siloviki, gli uomini della forza: forse il presidente russo si è accorto di vivere in un mondo filtrato dall’Fsb che stabilisce cosa deve e cosa non deve venire a sapere?