La pace non vuole inchini

All’interno del mondo pacifista si fanno avanti voci critiche contro la retorica senza verità
19 OTT 22
Ultimo aggiornamento: 04:00
Immagine di La pace non vuole inchini

(foto LaPresse)

Gli indizi che si ripetono diventano qualcosa di più significativo, indicano una cambiamento. Non è la prima volta che dal mondo genericamente definito “del pacifismo” – fatto di molte sensibilità diverse e di un’infinità di sigle – emergono posizioni differenti e contrapposte rispetto al “che fare?” in Ucraina. Era accaduto per le due manifestazioni, di indole diversa, indette a Roma – una la settimana scorsa davanti all’ambasciata russa, la seconda sarà il 5 novembre – e accade ora dopo l’“appello degli intellettuali” pubblicato dal Fatto: quello che ieri sul Foglio Adriano Sofri ha smantellato come un appello “che vuole solo piegare l’intransigenza di Kyiv”. Ieri sul sito del magazine Vita.it è apparso un commento dal titolo assai chiaro: “Cari pacifisti, non basta chiedere la pace”.
La firma era quella di Nino Sergi, personalità conosciuta nel mondo del volontariato e fondatore della ong Intersos, attiva negli scenari di crisi di 19 paesi. Nel testo non si fa cenno all’appello, ma si leggono giudizi precisi: “Non basta che le manifestazioni denuncino l’aggressore… Non bastano i ‘Putin si ritiri’ di alcuni o gli ‘Zelensky si fermi’ di altri (quasi fossero intercambiabili!) o i ‘basta inviare armi’”. Servono “idee e proposte che aiutino le piazze a capire come e a quali condizioni poterci arrivare”, alla pace. La strada è lunga, dice Sergi, e passa come primo risultato da un cessate il fuoco: ma “concordando condizioni che non favoriscano l’aggressore, proteggano e garantiscano l’aggredito e suscitino al contempo l’interesse di tutte le parti in causa”.
Niente cedimenti e niente confusioni concettuali tra cosa sia “pace” e cosa invece accettazione del sopruso. Questo pur senza fare sconti alle responsabilità di un “mondo unipolare… che ha fatto prevalere la propria superiorità e arroganza”. Si possono avere legittime posizioni e letture storiche diverse, è ovvio. Ciò che è importante è che dal mondo di chi si impegna per la pace provengano giudizi di verità in grado di smentire una retorica falsificante, anche se ammantata di buone intenzioni.