Dietro la fake news sul golpe in Cina ci sono i trumpiani (e i loro amici)
Che cosa c'entrano i Falun Gong, l'Epoch Times, Steve Bannon e Donald Trump con una notizia falsa che però continua a circolare

L’anno scorso Kevin Roose del New York Times ha scritto l’inchiesta definitiva sui Falun e in particolare sul loro giornale, l’Epoch Times, giornale online e di carta diffuso gratuitamente soprattutto in America, che nel 2016, con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, è stato rilanciato: oltre a una tradizionale linea anticinese, aveva iniziato a pubblicare articoli apologetici sulle gesta di Trump e a fare una martellante campagna sui social. E sono stati sempre i giornali americani a scoprire che Steve Bannon, l’ideologo di Trump, e il dissidente cinese milionario Guo Wengui, avevano creato una costosissima macchina di propaganda online vicina a idee di estrema destra e a QAnon che sosteneva il rovesciamento della leadership di Pechino sostenendo finanziariamente la disinformazione, cercando appoggi politici oltreoceano e trovando quasi sempre prede facili negli ambienti di destra europei. E’ un sistema che ha più a che fare con le teorie del complotto e QAnon, con la costruzione del Grande Nemico da Sconfiggere che con la politica di contenimento della Cina. Gordon Chang è un commentatore vicino a certe idee di Bannon e Guo Wengui, ed è stato lui, a febbraio di quest’anno, a incontrare la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e a spiegarle la Cina e la causa di Taiwan.
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È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.
