Questa è “l’economia di guerra” dell’Ue per superare l’inverno

La “strategia primavera 2023” prevede: una facility di 500 milioni di euro, accordi sul gas, austerità energetica. Il rischio della disunione
16 LUG 22
Ultimo aggiornamento: 04:06
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Foto LaPresse

Bruxelles. La nuova fase della guerra della Russia contro l’Ucraina viene spesso descritta come una gara di resistenza tra Volodymyr Zelensky e i suoi alleati, da un lato, e il presidente russo, Vladimir Putin, dall’altro. Chi cederà per primo di fronte alle perdite di vite umane, all’esaurimento delle forze militari e degli stock di armi, all’aumento del costo della vita, al taglio delle forniture del gas e alle sanzioni? Il presidente russo sta puntando sulla fatica degli europei, convinto che smetteranno di sostenere l’Ucraina quando si troveranno in inverno al freddo, senza gas e con un’inflazione record. Ma alcuni leader dell’Unione europea si stanno preparando a sfidare Putin con una “strategia primavera 2023”. I rapporti di forza sulle forniture energetiche e gli effetti delle sanzioni “cambieranno il prossimo anno”, spiega al Foglio un diplomatico dell’Ue. L’inverno sarà “un periodo che metterà alla prova gli europei”, dice il diplomatico: “La pressione sarà enorme a causa dell’aumento del costo della vita”. Ma “dobbiamo reggere fino alla primavera 2023. Se passiamo l’inverno avremo una situazione molto diversa”. Per l’Europa, l’Ucraina e la Russia. Un elemento chiave della “strategia primavera 2023” è il passaggio nei prossimi mesi a un’economia di guerra da parte di tutta l’Ue.
A giugno Emmanuel Macron è stato il primo a evocare una “economia di guerra”. Il presidente francese si riferiva alla necessità di mobilitare l’industria della difesa per produrre più armi per l’Ucraina, ma anche per gli stessi paesi europei, i cui stock sono esauriti. L’Ue non era pronta a fornire un sostegno militare massiccio a Kyiv per una guerra lunga. Allo stesso modo l’Ue non è pronta a un taglio totale di forniture di gas dalla Russia quest’inverno. Il concetto di “economia di guerra” la prossima settimana prenderà forma con due proposte della Commissione. La prima è una “facility” da 500 milioni di euro per produrre più materiale militare e ricostituire gli stock di armi, anche con acquisti congiunti. La seconda è un piano d’emergenza per l’interruzione totale del gas russo. In entrambi i casi i governi diranno all’industria (quella degli armamenti, quella energetica e più in generale) cosa deve fare per la guerra: produrre più armi, allocare il gas disponibile ad alcuni paesi o settori, chiudere gli impianti se necessario. I cittadini saranno chiamati a fare la loro parte: alzare l’aria condizionata a 25 gradi questa estate, abbassare il riscaldamento a 19 gradi in inverno e accettare il sacrificio di prezzi più alti. Il rischio che il sostegno dell’opinione pubblica all’Ucraina venga meno è la grande incognita della “strategia primavera 2023”.
Dopo l’inverno cambierà quasi tutto per l’Ue sul gas e sull’inflazione. Il processo per uscire dalla dipendenza dalla Russia va avanti. Lunedì Ursula von der Leyen firmerà un memorandum con l’Azerbaigian. Stati Uniti, Canada e Norvegia stanno aumentando la produzione per l’Ue. I prezzi dell’energia dovrebbero stabilizzarsi e l’inflazione raffreddarsi. Il prossimo anno cambierà per l’Ucraina perché l’Ue sarà in grado di fornire più carri armati, obici e proiettili. Infine, il 2023 porterà “un impatto enorme” sull’economia russa, spiega al Foglio un diplomatico. I periodi transitori delle sanzioni che permettevano di esportare software, componentistica, macchinari, pezzi di ricambio sono appena finiti. Buona parte dell’industria russa, compresa quella bellica, potrebbe essere costretta a fermarsi nei prossimi mesi. L’embargo dell’Ue sul petrolio entrerà in vigore alla fine dell’anno. Se gli europei non si stancheranno questo inverno, la lunga guerra potrebbe rivoltarsi contro Putin.