l'arma del grano

Idee per vincere contro Putin che affama il mondo. Un pomeriggio con Cindy McCain

Giulia Pompili

“Penso che questa sia una guerra contro il cibo. Che il presidente russo stia usando il cibo come arma di guerra”, ci dice l'ambasciatrice americana alle agenzie Onu di Roma

“L'unico vero modo per risolvere questa crisi è che il governo russo decida di ritirarsi”. Cindy McCain, ambasciatrice americana alle agenzie Onu di Roma, non ha dubbi su chi sia il responsabile dell'emergenza alimentare che stiamo vivendo. In una conversazione con il Foglio spiega che la Russia “ha iniziato questa guerra illegale” che ha solo peggiorato le cose.

 

Perché la crisi rischia di aggravarsi giorno dopo giorno, con i porti ucraini ancora bloccati e i difficili negoziati in corso. Il tema dell'esportazione del grano ucraino e della sicurezza alimentare è diventato centrale nella diplomazia internazionale, oggetto pure della conversazione telefonica dell'altro ieri tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il segretario di stato americano, Anthony Blinken. “La situazione era già enormemente compromessa dal Covid”, dice McCain, “e da tutti gli elementi a esso collegati, per esempio la crisi della supply chain. E la pandemia ha aggravato ulteriormente la crisi dovuta ai cambiamenti climatici – e il clima, in paesi come il Madagascar e altri che ho visitato, ha avuto conseguenze devastanti”. In inglese c'è un'espressione efficace, breadbasket, il cestino del pane, che si usa per indicare un'area specifica che produce cereali per il resto della regione: “E adesso hai una guerra, nel breadbasket dell'Europa. Tutto questo avrà un effetto molto grave anche nel resto del mondo”, dice McCain. “Penso che questa sia una guerra contro il cibo. Che Putin stia usando il cibo come arma di guerra. Ed è così che dovremmo affrontare il problema come Stati Uniti d'America. Dobbiamo assicurarci che le persone abbiano abbastanza cibo, e quindi non solo aiutare a mitigare gli effetti di questa crisi ma anche trovare una soluzione al problema di produrre di più con meno risorse”.

 

 

E' una corsa contro il tempo, dice McCain, per “scoprire nuovi metodi, usare le biotecnologie e tutte quelle fantastiche scoperte della scienza – che a volte faccio fatica a capire anche io – per intensificare la produzione e ottimizzare la distribuzione”. L'America è il primo paese donatore del World Food Programme, “e qui a Roma lavoriamo anche con la Fao e il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo. Ma stiamo anche investendo una gran quantità di soldi in diverse aree del budget, a cominciare dai miliardi di dollari per l'assistenza umanitaria, e altri miliardi di aiuti generali per l'Ucraina. Sono molto orgogliosa di dire che l'America sta dalla parte delle persone che non hanno voce per difendersi e cerca di mitigare le emergenze nel mondo”. La Russia e gli amici della Russia però non la pensano così, anzi, al contrario: “La disinformazione è un ulteriore, enorme problema, e lo abbiamo visto sin dall'inizio di questa crisi”, dice McCain. “E' ovunque, e l'ho vissuta anche qui a Roma, nelle riunioni con alcune organizzazioni dove i russi non solo tirano fuori la loro disinformazione ma cercano pure di candidarsi per alcuni ruoli nelle varie agenzie, quando sono proprio loro ad aver causato questa crisi!”.

 

E questo tipo di propaganda ha avuto un effetto anche in altri paesi? “Ha avuto un certo impatto, forse in alcuni paesi che non capiscono cosa stia succedendo davvero, o che magari cercano petrolio o altre importazioni di cui avranno bisogno sul lungo periodo. Ma siamo qui per questo, per combatterla. Dire la verità, diffondere le informazioni corrette, è parte del nostro lavoro”. La disinformazione è stato un problema gigantesco anche durante la pandemia, durante la quale però “abbiamo imparato ad ascoltare gli esperti, gli scienziati, e cosa sia meglio per noi. E secondo me abbiamo anche imparato a essere pazienti. Per me di sicuro la pazienza è stata fondamentale”. Cindy McCain è stata la moglie del senatore repubblicano John McCain, veterano di guerra ed eroe nazionale, per più di trent'anni. La scorsa settimana, il nome di John McCain è stato inserito nella lista dei funzionari americani sanzionati dal Cremlino, apparentemente senza rendersi conto che il senatore è morto quattro anni fa. Forse ne riderebbe: “La cosa più importante che ci ha insegnato mio marito, a me e ai miei figli, è che bisogna servire una causa più grande dell'interesse personale. E poi l'umorismo. Credeva che fosse un nobile strumento, ed era anche molto bravo”.

Di più su questi argomenti:
  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.