Ecco dove nasce il putinismo
Il realismo “magico” di chi crede nel culto del carro armato e non tollera esibizioni di libertà. Alle origini del culto per il presidente russo

Mikhail Klimentyev, Sputnik, Kremlin Pool Foto via LaPresse <br />
Persone alle quali voglio bene da una vita e che stimo postano in questi giorni tragici opinioni putiniane. Altre esitano a imbarcarsi in quella che considerano una crociata occidentalista male argomentata, piena di luoghi comuni e di bellurie retoriche senza senso, e per questo vivono nell’imbarazzo o nell’equivoco quanto alla distinzione tra aggrediti e aggressori. Ne viene una piccola guerra civile delle coscienze e delle intelligenze, roba minima a fronte della sostanza di una meschina guerra antipatriottica travestita da zarismo di risulta, sovietismo o stalinismo, con i suoi carnefici e le sue vittime e con quella riemersione del tema classico della libertà e dell’autodeterminazione da trattare, come ha fatto al solito Paolo Giordano, con razionale e misurata sobrietà. In fondo le idee non vanno sopravvalutate, l’intellettuale che è in noi sa (come diceva Manganelli) di “tracotanza laureata”, i residui della storia del Novecento meritano attenzione per chi è invischiato nella residualità, come molti di noi boomer, ma non toccano gli splendori e le miserie che motivano il coraggio schietto e non pomposo, non retorico, non idolatrico degli ucraini sotto le bombe.
Detto questo, credo di sapere (non direi mai: io so anche se non ho le prove), credo di sapere che cosa c’è all’origine del putinismo immoralista di tanti che “non la bevono”, che non ci stanno all’uniformità della regola libertaria imposta dai fatti e dai loro sviluppi così tetri. C’è il culto della forza, della politica di potenza, del senso pesante e maestoso della Storia maiuscola, c’è il novecentismo para avanguardistico della guerra come igiene del mondo e dell’elogio del carro armato, c’è una nozione a mio giudizio limitata del concetto stesso, sacrosanto, di realismo in politica (una tendenza che unisce noi relitti del totalitarismo e della guerra mondiale a molti anche sottili e intelligenti diplomatici di scuola kissingeriana, come Sergio Romano, per esempio).
Per chi ha questo assetto mentale la resistenza partigiana dilettantesca e a suo modo gioiosa degli ucraini è il solito incidente, se non una caccola, di una storia più imponente e più esigente. Per loro l’unità del vecchio e disarticolato occidente angloamericano ed europeo ha una tonalità insopportabile: non è necessario essere eurasiani, duginisti, neotradizionalisti, per consegnarsi al mito della Russia, che è stata due volte campione della disfatta delle costruzioni illuministiche a vocazione imperiale, con Napoleone, e poi con quell’orrore mostruoso che fu la ricerca del Lebensraum da parte del Terzo Reich. C’è chi guarda a Kyiv e non matura comprensione per l’assedio o il controassedio posto al regime di Putin, anche in virtù della sua resistenza, perché ha il cuore e la coscienza fissi su Stalingrado.
Per chi ha questo assetto mentale la resistenza partigiana dilettantesca e a suo modo gioiosa degli ucraini è il solito incidente, se non una caccola, di una storia più imponente e più esigente. Per loro l’unità del vecchio e disarticolato occidente angloamericano ed europeo ha una tonalità insopportabile: non è necessario essere eurasiani, duginisti, neotradizionalisti, per consegnarsi al mito della Russia, che è stata due volte campione della disfatta delle costruzioni illuministiche a vocazione imperiale, con Napoleone, e poi con quell’orrore mostruoso che fu la ricerca del Lebensraum da parte del Terzo Reich. C’è chi guarda a Kyiv e non matura comprensione per l’assedio o il controassedio posto al regime di Putin, anche in virtù della sua resistenza, perché ha il cuore e la coscienza fissi su Stalingrado.
Le tesi dell’espansione egemonica della Nato dopo la Guerra fredda e quella collegata della guerra o operazione speciale difensiva dell’armata di terra più forte del continente sono due sciocchezze evidenti. E’ vero che Putin è stato anche uno scacchista e un ricostruttore, che ha cercato una legittimazione parademocratica in mezzo alle forzature e ai letterali veleni della metodologia kagebista, ed è innegabile che non tutto può essere letto e parametrato sul dissenso delle avanguardie russe antiputiniane, eppure concluderne che non è un dittatore infoiato dall’insicurezza e dallo spirito di una mala avventura è folle. L’occidente non ha sbagliato nell’espansionismo, ma nel suo opposto: ha lasciato che la Georgia, la Crimea, in modi meno cruenti l’Azerbaigian e l’Armenia, e poi la Siria fino alle avventure libica e africana fossero pegni di un percorso che non trovava nelle democrazie armate e imbelli un ostacolo strategico. Per cogliere questa evidenza e per capire che oggi i carri armati che schiacciano o vorrebbero schiacciare l’Ucraina sono il segno di una nevrosi indotta dalla debolezza degli avversari, e un pericoloso capitolo nella storia universale dell’infamia, bisogna coltivare un realismo non irrigidito nella dottrina, non contaminato da una visione della storia come racconto senza sorprese. I putiniani coltivano un realismo magico che si pretende crociano o marxista o clausewitziano ma è solo un loro brutto sogno, un loro incubo. Zelensky per loro è un diavoletto insignificante che si mette in mezzo sulla strada dell’armonia e della trattativa diretta tra le potenze, basata sulla forza e sui meccanismi della necessità, che non tollera esibizioni di libertà. Ecco perché sono putiniani e non possono accettare la santa alleanza a difesa di una nazione che è cresciuta nel tempo fuori dello stretto e troppo rigoroso sentiero di un realismo pessimista e immobilista.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.




