Il presidente americano è pronto all'Iran atomico nel 2022?

Daniele Raineri

Il secondo anno dell’Amministrazione Biden in politica estera potrebbe essere quello del breakout nucleare iraniano (il raggiungimento della quantità di uranio arricchito necessaria a costruire una bomba atomica)

Lunedì in Iran il giornale ultraconservatore Kayhan, che spesso riflette la posizione del leader Ali Khamenei, ha minacciato in prima pagina che il paese comincerà ad arricchire l’uranio al novanta per cento se gli Stati Uniti non sospenderanno le sanzioni economiche. L’arricchimento dell’uranio è la scala che fa capire quanto l’Iran è vicino alla produzione di una bomba atomica o se si preferisce è come un conto alla rovescia e se ne parla da almeno vent’anni: sotto la soglia del quattro per cento vuol dire che si è ancora nell’ambito di un uso civile, per produrre energia (ma l’Iran non ha centrali atomiche): sopra quella soglia c’è il sospetto di un uso militare. Il novanta per cento è il grado di arricchimento definitivo che serve soltanto per la produzione della bomba atomica. Al momento l’Iran sta arricchendo l’uranio al sessanta per cento, che di nuovo è un grado che non ha alcuno scopo civile ed è soltanto un passaggio intermedio verso il novanta per cento.

Secondo il patto del 2015 firmato con l’Amministrazione Obama, l’Iran non avrebbe potuto superare il 3,67 per cento di arricchimento dell’uranio – ma non si sente più vincolato a rispettare quel parametro da quando l’Amministrazione Trump nel 2018 si è ritirata in modo unilaterale dall’accordo. L’intelligence israeliana ha avvertito a fine novembre che gli iraniani stavano salendo al novanta per cento. In teoria da aprile l’Iran partecipa ai negoziati di Vienna per riportare in vita quell’accordo del 2015, ma non c’è stato alcun risultato, i negoziati sono stati sospesi il 17 dicembre e ancora non si sa quando riprenderanno – mentre l’arricchimento procede. Inoltre c’è da considerare che arricchire l’uranio è un procedimento lento quando il grado è basso, ma poi accelera: ci vuole molto tempo per arrivare al venti per cento, ce ne vuole meno per arrivare a livelli più alti (e pericolosi). 

 

Jake Sullivan, il Consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Biden, è appena stato a Gerusalemme per incontrare di persona i leader israeliani e ha detto loro di non credere che si tornerà all’accordo del 2015 e che  “la finestra per altri negoziati a Vienna per noi si chiuderà a fine gennaio o al massimo a inizio febbraio”. Quando gli hanno chiesto se l’arricchimento al novanta per cento fosse una minaccia reale, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh non ha smentito e ha detto che l’Iran porterà l’arricchimento dell’uranio “al livello che serve le sue necessità”. In sintesi: l’Iran potrebbe essere a meno di un mese dal cosiddetto breakout, che è il raggiungimento della quantità di uranio arricchito necessaria a costruire una bomba atomica, prima della scadenza ipotetica dei negoziati che a quel punto sarebbero inutili.

Secondo David Ignatius del Washington Post, di solito bene informato, la quantità di uranio arricchito dall’Iran sarà sufficiente per tre bombe atomiche. Poi dopo il breakout serviranno almeno diciotto mesi per produrre la bomba, secondo le stime e se ci sarà la volontà politica di farlo. Ma il dato è che il secondo anno dell’Amministrazione Biden in politica estera potrebbe essere quello del breakout nucleare dell’Iran, dopo che il primo è stato quello della consegna fuori programma dell’Afghanistan ai talebani. A meno che l’Iran non decida di fermarsi prima o sia costretto a fermarsi prima. 

  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)