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L'inseguimento della Guardia costiera libica a un barchino di migranti

Luca Gambardella

Spari, speronamenti, persino una corda per provare a staccare il motore di una piccola imbarcazione con 50 persone. Il tutto con una motovedetta donata dall’Italia nel 2017 

Il 21 aprile di quattro anni fa, l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti era a Gaeta per la cerimonia di chiusura di un corso di addestramento degli ufficiali della Guardia Costiera libica e la consegna delle prime due motovedette italiane. Il memorandum italo-libico era appena stato siglato e l’occasione era perfetta per suggellare la cooperazione fra Roma e Tripoli. “La Marina libica sarà tra le strutture più importanti dell'Africa settentrionale – vaticinò Minniti parlando con i giornalisti al termine della cerimonia -. Lì si dovranno incrementare le azioni congiunte e coordinate per il controllo contro il terrorismo e i trafficanti di esseri umani”. Al termine della cerimonia, una ventina di ufficiali libici, freschi di addestramento impartito dalla nostra Guardia di Finanza, si imbarcò su due motovedette per portarle in patria e mettere in pratica quanto imparato in Italia.

 

La consegna rientrava fra gli impegni presi dagli italiani nell’ambito del memorandum, che prevedeva sostegno tecnologico e finanziario e la formazione del personale libico, sia quello della Guardia costiera, sia quello che gestiva i centri di detenzione dei migranti. La cerimonia della consegna delle motovedette fu addirittura replicata in Libia, al porto militare di Abu Sittah, il mese successivo. Una delle due era la classe Bigliani 648 Ras Jadir. La stessa che ieri, a distanza di quattro anni, si è resa protagonista di un episodio al limite fra il drammatico e il grottesco. La motovedetta ha inseguito un piccolo barchino in legno con a bordo una cinquantina di persone spingendosi molto distante dalle acque libiche, fino ad arrivare alle acque sar maltesi, a circa 45 miglia da Lampedusa. I migranti sono riusciti a sfuggire ai guardiacoste libici, tanto impreparati da farsi distanziare da un barca poco più grande di un canotto. L’aereo Seabird dell’ong Sea Watch, ha filmato in acque internazionali scene surreali, con i militari libici che tentavano di fermare i fuggitivi speronandoli, sparando in acqua e addirittura lanciando una fune, per provare a staccare il motore del barchino.

 

 

Non si sa nulla della sorte dei cinquanta migranti. Qualche ora prima, un’altra imbarcazione partita dalla Tunisia, a nord di Sfax, si è ribaltata a pochissime miglia da Lampedusa vicino all’isolotto di Lampione. Le circostanze sono ancora da chiarire perché non si sa se l’incidente sia avvenuto prima o dopo l’arrivo di una motovedetta della Guardia costiera italiana, intervenuta per salvare i naufraghi. Nove sono dispersi, sette i morti accertati. Tutte donne, una di loro era in gravidanza.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it