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Biden ha fatto la rivoluzione in 51 giorni
Il paese più lacerato di sempre, piegato da un dibattito pubblico rabbioso, ha adottato un pacchetto di stimoli (1.900 miliardi di dollari) che è molto di più di una risposta alla pandemia: è una nuova visione del ruolo dello stato che va oltre la storica dicotomia tra small e big government. Questo è il “Transfer State”, un’enorme redistribuzione di denari che si fonda sull’idea che poi i cittadini, di quei denari, ne faranno buon uso
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13 MAR 21
Ultimo aggiornamento: 05:00 AM

Toni pacati e noia hanno consegnato all’America una rivoluzione, in soltanto 51 giorni dall’insediamento del presidente Joe Biden. Il paese più lacerato di sempre, piegato da un dibattito pubblico rabbioso, ha adottato un pacchetto di stimoli (1.900 miliardi di dollari) che è molto di più di una risposta alla pandemia: è una nuova visione del ruolo dello stato che va oltre la storica dicotomia tra small e big government. Questo è il “Transfer State”, un’enorme redistribuzione di denari che si fonda sull’idea che poi i cittadini, di quei denari, ne faranno buon uso.
David Brooks, opinionista conservatore del New York Times, dice che la forza di questa legge è paragonabile alla rivoluzione reaganiana, pur se di segno opposto: “Non è che lo stato sta andando in un’altra direzione, è che il paradigma del ruolo dello stato nella vita dell’America si sta trasformando”. Nel 1981, il reaganismo rispondeva alla stagflazione e insisteva sulla premessa che lavorando duro avresti ottenuto la tua sicurezza economica. Biden oggi risponde al fatto che il clima di insicurezza e di precarietà è elevato, ed è stato accelerato e acutizzato dalla pandemia. “Biden non ha creato questo movimento tettonico, Biden lo sta gestendo”, scrive Brooks.
Naturalmente i timori sono grandi, non soltanto tra gli economisti liberisti: i progressisti discutono degli effetti sui comportamenti e sui mercati di questo “governare in deficit”, non soltanto per quel che riguarda le conseguenze macroeconomiche come l’inflazione ma anche quelle che scattano sempre quando arriva lo stato assistenzialista. Ma intanto oggi l’opposizione a questo “Transfer State” non c’è: oltre il 60 per cento degli americani è a favore. I repubblicani al Congresso hanno in parte votato contro, ma non ne hanno fatto una battaglia. La misura economica più progressista di sempre non ha fatto scappare i moderati. “Impressive”, scrive Brooks. E anche la dimostrazione che Biden non è né “slow”, come diceva Trump, né un semplice portavoce dell’eredità clintonian-obamiana, come dicevano tutti gli altri.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi