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Made in Europe •
Il v-day anti Covid di Londra è una vittoria europea
L’immagine della prima signora che ha ricevuto il vaccino – Maggie Keenan, novant’anni, t-shirt natalizia, mezza commossa mezza stordita da tanta popolarità – ha fatto il giro del mondo: l’abbiamo fissata tutti con un gran sollievo

Il Regno Unito oggi ha celebrato il suo v-day, il primo giorno di somministrazione del vaccino anti coronavirus che si chiama come la vittoria churchilliana nella Seconda guerra mondiale, perché su certi simboli i britannici non sbagliano e non si sbagliano.
L’immagine della prima signora che ha ricevuto il vaccino – Maggie Keenan, novant’anni, t-shirt natalizia, mezza commossa mezza stordita da tanta popolarità – ha fatto il giro del mondo: l’abbiamo fissata tutti con un gran sollievo. Poi è circolata l’immagine del secondo paziente cui è stata somministrata una dose di vaccino, il signor William Shakespeare – e niente. Ci sono i simboli e c’è quel che ha detto il premier, Boris Johnson, ai vax-scettici: non abbiate paura, qui ci salviamo tutti, coraggio. C’è soprattutto la festa dell’Europa, e i politici inglesi potranno ripeterci all’infinito che senza Brexit non sarebbero arrivati primi sul vaccino, che questa è la mossa iniziale della prosperosa Global Britain che ci aspetta, ma noi sappiamo che il v-day anti Covid è una vittoria dell’Europa.
Gli inglesi somministrano un vaccino che è stato studiato in laboratori tedeschi da scienziati turchi, che è stato sviluppato grazie a una joint venture con la Pfizer americana (che aveva investito sull’azienda tedesca BioNTech un anno prima dell’arrivo della pandemia: una storia transatlantica di intuito ed eccellenza) e che è prodotto in Belgio. Proprio il premier belga, Alexander De Croo, ha twittato: “Made in Europe”. Ed è un peccato che ogni commento europeo suoni provocatorio a Londra, soprattutto nel giorno del v-day che è anche il giorno in cui il governo Johnson ha deciso di ritirare gli articoli della proposta di legge sul mercato interno che violano l’accordo siglato lo scorso anno a Bruxelles. Di tutte le manifestazioni contro la Brexit che abbiamo visto negli ultimi anni, questa è la più bella, se non fossimo ai saluti sarebbe perfetta, sia detto senza rimpianti.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
