Di Maio negli Emirati

E’ il posto migliore per negoziare il rilascio dei pescatori italiani ostaggi in Libia
10 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:00
Immagine di Di Maio negli Emirati

(foto Ansa)

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è in missione negli Emirati Arabi Uniti. Molto bene, perché, anche se nei comunicati ufficiali non se ne darà notizia, in questo momento gli Emirati sono il posto migliore del pianeta per negoziare la liberazione dei pescatori italiani sequestrati in mare il primo settembre e ancora detenuti a Bengasi in Libia. Se si passa davanti a Montecitorio c’è la tenda dei famigliari e colleghi dei pescatori, che hanno promesso di non lasciare quella postazione fino a quando non arriverà la notizia della liberazione, ma per ora la questione è ferma, come se fosse impossibile ottenere delle novità.
C’è uno stallo. Del sequestro è responsabile il generale libico Khalifa Haftar, signore della guerra con base a Bengasi, che per anni in Italia abbiamo trattato con ogni cortesia salvo poi finire così, a farci ricattare in modo abietto. Haftar tiene prigionieri gli equipaggi dei pescherecci italiani per un suo gioco politico, vuole dimostrare di essere ancora forte. In realtà, senza i suoi sponsor internazionali Haftar non sarebbe nulla. E fra i suoi sponsor il più potente è lo sceicco Mohammed bin Zayed, degli Emirati Arabi Uniti. A lui il generale libico deve molto – e non è una metafora. Bin Zayed lo ha rifornito di armi, uomini e mezzi durante la guerra civile e gli ha passato anche grandi quantitativi di denaro (era un sostegno discreto, ma tutti sanno che c’è stato). Un po’ di pressione discreta da parte di Bin Zayed otterrebbe la liberazione degli equipaggi e aiuterebbe il governo italiano a risolvere la situazione. Tutti hanno un punto debole, quello del generale libico Haftar sono gli Emirati Arabi Uniti – che si stanno ritagliando sempre di più un ruolo da protagonisti nell’area, vedi l’accordo di pace con Israele. Speriamo che Di Maio e la Farnesina stiano conducendo un buon negoziato e che grazie a questo gioco di sponda arrivino alla liberazione.