Quanto impatta il Covid sugli stati in bilico americani

Prendiamo il caso della Florida, stato swing che nel 2000 e nel 2016 ha scelto quasi da solo il nome del presidente: si tratta dello stato americano con l’età media più alta (il 20,5 per cento dei suoi abitanti ha più di 65 anni) e dunque di quello in cui la malattia fa più paura. Ma si tratta anche di uno stato che regge buona parte della sua economia sul turismo (settore  immobile da mesi)
1 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:04
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Che effetto può avere la pandemia sugli swing states, quelli che per definizione oscillano e nei quali chi vince lo fa per una manciata di voti? La pandemia gioverà, in termini elettorali, a Donald Trump o a Joe Biden? Gli elettori sceglieranno di affrontare il virus senza mascherina e sia quel che sia, come consiglia Donald Trump, o sceglieranno la prudenza filoscientifica di Joe Biden? Lo scopriremo tra pochi giorni. E i posti dai quali lo scopriremo con maggiore chiarezza sono proprio gli swing state, quelli scevri da ideologia e tradizione politica e nei quali non c’è vittoria o sconfitta che possa essere data per scontata.
Gli occhi sono puntati, al solito, su Florida e Ohio, i due stati swing per antonomasia, ma anche su Wisconsin, Iowa, Pennsylvania e persino sul Texas. La ragione di tanta attenzione non sta solo nel fatto che questi stati saranno quelli nei quali si sceglierà – per davvero – il presidente, ma anche nel fatto che lì si verifica il connubio inedito e imprevedibile di stato swing e di stato nel quale la pandemia cresce di più.
Prendiamo il caso della Florida, stato swing che nel 2000 e nel 2016 ha scelto quasi da solo il nome del presidente: si tratta dello stato americano con l’età media più alta (il 20,5 per cento dei suoi abitanti ha più di 65 anni) e dunque di quello in cui la malattia fa più paura. Ma si tratta anche di uno stato che regge buona parte della sua economia sul turismo (settore immobile da mesi) e sul quale, dunque, Covid-19 ha avuto un effetto esiziale. Per la Florida la scelta elettorale non sarà solo tra Trump e Biden ma tra la salvaguardia dell’economia e quella della salute delle persone. Una scelta che, si badi, non è per nulla né scontata né semplice. I sondaggi dicono Biden, ma con un margine ristrettissimo (il suo margine oscilla tra l’1 e il 5 per cento).
In Ohio, invece, stato dell'economia molto terziarizzata, dove in poche settimane il Covid ha bruciato 900 mila posti di lavoro (per metà rientrati) e ucciso 5.000 persone, sembra vincerà ancora Trump, ma di un soffio (2/3 per cento).
Discorso uguale e contrario vale per l’Iowa, uno stato rurale che, proprio per la sua economia per lo più agricola, ha retto il colpo, ma nel quale, comunque, la malattia sta crescendo a un tasso di + 94 per cento in un mese. Lì il risultato è previsto in completo equilibrio (o con Biden in leggero vantaggio di 2/ 3 punti).
E il Texas? Che ci fa lo stato repubblicano per eccellenza nel calderone degli swing states? Ci fa che da mesi, in Texas, si sono sommate due crisi: quella del prezzo del petrolio, ai minimi, e quella della malattia, con circa un milione di positivi e 20 mila morti. Una formula che per Trump potrebbe essere, a sorpresa, deleteria, tanto che i sondaggi più ottimisti lo danno in vantaggio di 2 o 4 punti. Un’inezia, in Texas.
Poi ci sono gli stati swing che, invece, stando ai sondaggi, non oscillano nemmeno un po’: uno di questi è il Wisconsin, stato nel quale vinse Trump, ma dove la malattia sta crescendo più rapidamente in questa terza ondata (+208 per cento dal 15 settembre, secondo Cnbc) e dove i sondaggi danno risultati euforizzanti per Biden (c’è chi azzarda persino +17). O la Pennsylvania, che, dopo aver scelto Trump nel 2016, oggi sembra intenzionata a scegliere Joe Biden (dato a +4) spinta forse dai numeri diffusi dal Fiscal Office che ha stimato che il deficit generato dal Covid nelle sue casse sarà di 5 miliardi di dollari e che 450 mila persone resteranno senza lavoro.