Chi è il traditore a Minsk?

Il passaporto stracciato e l’appuntamento con Putin
8 SET 20
Ultimo aggiornamento: 21:36
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foto LaPresse

Roma. Ieri mattina la polizia di frontiera della Bielorussia aveva diffuso la notizia che Maria Kolesnikava aveva attraversato il confine assieme ad Anton Rodnenkov e Ivan Kravtsov per rifugiarsi in Ucraina. Qualche ora dopo le notizie diffuse dai funzionari bielorussi erano un po’ cambiate: Anton Rodnenkov e Ivan Kravtsov erano riusciti a entrare in Ucraina, mentre Maria Kolesnikava era stata arrestata per aver tentato di espatriare illegalmente. Soltanto qualche istante dopo il sito indipendente Tut.by ha fatto sapere che Kolesnikava era stata portata fino al confine, volevano costringerla ad andarsene, ma davanti alle guardie la biondissima organizzatrice della campagna elettorale di Svjatlana Tikhanovskaya avrebbe stracciato il suo passaporto, cosicché per l’Ucraina fosse impossibile lasciarla entrare. Di lei si sa che è in arresto, non si sa dove e con quali accuse, ma finora è l’unica notizia confermata.
In Bielorussia sono rimasti soltanto due esponenti del Consiglio di coordinamento dell’opposizione, uno di loro è la premio Nobel Svjatlana Aleksievic, gli altri sono stati arrestati o costretti alla fuga dopo le continue minacce. Il presidente Lukashenka si sta impegnando moltissimo nel tentativo di dissolvere l’opposizione, il suo piano è far passare gli organizzatori del dissenso per dei traditori, ma sta ottenendo l’effetto contrario. Maria Kolesnikava è scomparsa lunedì, un testimone ha visto un gruppo di uomini incappucciati che la trascinava in un camioncino senza targa e poi di lei non si è saputo più nulla. Il piano era quello di costringerla a espatriare, come è accaduto con la Tikhanovskaya, in esilio in Lituania, o con Olga Kovalkava, portata fino al confine con la Polonia, o con Pavel Latushka, anche lui a Varsavia dalla scorsa settimana. Lukashenka, costringendo i suoi oppositori a fuggire, vuole che i manifestanti si sentano abbandonati, traditi, ma la notizia degli arresti, delle minacce e adesso anche dei rapimenti, finora, non ha fatto altro che motivare ancora di più i cittadini in piazza. Alla notizia del passaporto stracciato dalla Kolesnikava, tutti hanno esultato. Che fosse una donna coraggiosa e determinata se ne erano accorti tutti, ma adesso ha dimostrato qualcosa in più: che mantiene le promesse, anche quelle più pericolose come “non lascerò mai la Bielorussia”.
Nelle stesse ore in cui Minsk si domandava dove fosse finita Maria Kolesnikava, Aljaksandr Lukashanka rilasciava la sua prima intervista dal voto a quattro giornalisti russi, tra i quali, unica donna e vestita di verde, c’era Margarita Simonyan, direttrice di RT, l’emittente legata al Cremlino che in queste settimane ha anche preso possesso dei programmi abbandonati dai giornalisti bielorussi in sciopero. L’intervista non è casuale, è un biglietto da visita, l’ultimo passo per Lukashenka che verrà ricevuto a Mosca il 14 settembre. Durante l’intervista il presidente ha confermato che la Kolesnikava è stata arrestata, a suo dire, per aver tentato di espatriare illegalmente gettandosi fuori dall’auto durante i controlli. Davanti ai microfoni russi il dittatore ha anche spiegato il perché della sua passeggiata per il palazzo presidenziale con il Kalashnikov in mano di qualche settimana fa, ha detto che voleva mostrare fino a che punto fosse disposto a difendere la sua Bielorussia. E alla domanda se ha intenzione di lasciare il paese, ha assicurato: “Non me ne vado. Ho trascorso un quarto di secolo in Bielorussia. Non lo abbandonerò. E se lo facessi, i miei sostenitori verrebbero massacrati!”. L’intervista era un corteggiamento, un messaggio di amore a Putin, il tentativo di convincere il capo del Cremlino, che non ama in modo particolare Lukashenka, che adesso di lui può fidarsi, che non cercherà mai più di ammiccare all’occidente, alla Nato, all’Unione europea, che sarà suo al cento per cento. Per questo alla domanda sull’opposizione Lukashenka ha risposto che lui con il Consiglio di coordinamento non ci parlerà mai perché non sono una vera opposizione e vogliono soltanto distruggere la Bielorussia: “Vogliono distruggere i nostri legami fraterni con la Russia”, ha detto con impeto, in modo che Mosca non fraintendesse le sue intenzioni. La visita di Lukashenka al Cremlino è molto temuta, il governo lituano crede che se Putin deciderà di aiutarlo sarà a un prezzo altissimo e probabilmente lo attenderà con un foglio da firmare: un accordo per una maggiore integrazione tra Russia e Bielorussia.
Per rimanere al potere, Lukashenka è pronto ad accettare quello che in questi anni non era mai stato disposto a concedere: la fine dell’indipendenza di Minsk. E questo sì che per i cittadini, che da un mese chiedono democrazia sventolando la bandiera della Bielorussia indipendente, sarebbe un tradimento.