L'interferenza russa contro Biden, scoperta da Facebook

La piattaforma di Zuckerberg ha rimosso tredici profili e due pagine legate alla Internet Research Agency (Ira), Twitter ne ha sospeso cinque. I troll volevano aizzare la sinistra radicale contro il candidato dem
2 SET 20
Ultimo aggiornamento: 21:33
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Photo credit: La Presse

Roma. Facebook ha rivelato di aver rimosso tredici account e due pagine legate alla Internet Research Agency (Ira), l’agenzia di San Pietroburgo accusata dalle autorità americane di aver interferito nella campagna elettorale per le presidenziali del 2016. Quest’anno a novembre gli Stati Uniti voteranno di nuovo e i social hanno tutto l’interesse a dimostrare di aver imparato la lezione e di essere in grado di stare attenti a come si muove sulle loro piattaforme la disinformazione, che questa volta sembra seguire una traiettoria un po’ diversa. I tredici account eliminati erano collegati a un sito di notizie, PeaceData.net, che dichiara di avere come missione quella di “fare luce sulle questioni globali e aumentare la consapevolezza su corruzione, crisi ambientali, abuso di potere, conflitti armati, attivismo e diritti umani”.
L’obiettivo è sempre quello di indebolire il Partito democratico, eppure questa volta l’attacco sembra arrivare da un’altra parte. E’ un attacco a sinistra, volto ad alimentare la sfiducia dell’ala più radicale del partito nei confronti dell’ex vicepresidente Joe Biden. A sottolineare che ci sono delle nuove sfumature nell’attività dei troll e anche ad avvisare Facebook dell’esistenza di questa attività sospetta è stata la società di ricerca indipendente Graphika. Secondo gli esperti del gruppo, che aiuta Facebook nelle indagini sulla manipolazione, “l’operazione suggerisce un tentativo di creare un pubblico di sinistra e di allontanarlo dalla campagna di Biden”.
Il Partito democratico da alcuni anni fa fatica a tenere insieme tutte le sue anime, è pieno di forze centrifughe, di dissidi, di insoddisfazioni ed è lì che l’Ira starebbe cercando di attaccare per dividere l’elettorato: uno degli articoli comparsi su Peace Data e condiviso dagli account bloccati sosteneva che la nomina di Kamala Harris come candidata vicepresidente di Biden era il miglior modo per cedere al populismo di destra. Nell’analisi l’articolo procedeva con un parallelismo tra i democratici americani, che avevano perso la loro occasione di rivoluzionarsi, e il Labour inglese, reo di aver fatto gli stessi errori per aver nominato, dopo Jeremy Corbyn, Keir Starmer. Il sito di notizie Peace Data è sempre online e ieri ha pubblicato un articolo in cui denuncia Facebook e Graphika: le accuse – si legge – sono “una brutta bugia. Il nostro sito di notizie è stato creato dalla gente e per la gente per diffondere la parola sulla pace e denunciare gli avidi poteri corporativi e guerrafondai in tutto il mondo”.
Nathaniel Gleicher, capo della sicurezza di Facebook, ha detto che “la sicurezza operativa dell’Ira sembra essere migliorata, ma il loro impatto è ridotto”. Nonostante gli sforzi, secondo la piattaforma il successo delle ingerenze si sta riducendo, l’agenzia di San Pietroburgo avrebbe anche cercato di comprare spazi pubblicitari per pubblicare degli annunci, ma senza successo. La piattaforma di Mark Zuckerberg è stata criticata duramente in seguito a un report, pubblicato lo scorso anno dal Senato americano, secondo il quale Facebook avrebbe contribuito a diffondere la disinformazione nel 2016 e ancora rimane vivo il dibattito su quanto poco avrebbe fatto Zuckerberg per fermare la manipolazione sul proprio social. Dichiarare di aver bloccato tredici account è anche un modo per la piattaforma di dimostrarsi disponibile e attenta, e la collaborazione con Graphika va in questa direzione.
Graphika è un’agenzia indipendente che svolge analisi sui social dal 2013, attraverso l’analisi grafica, mappa e raggruppa le comunità online con una particolare attenzione per le campagne che vengono fatte sui social media, valuta il comportamento e l’origine delle pagine sospette e il contenuto che promuovono. E in questi anni è attraverso i suoi report che sono state rilevate le falle più importanti all’interno delle piattaforme. E’ stata sempre Graphika ad aver fornito al Congresso le prove su Cambridge Analytica e ad aver scoperto le campagne di disinformazione cinesi che hanno come obiettivo sempre quello di interferire con le elezioni americane.
Anche Twitter ha detto di aver sospeso cinque account che sospetta essere parte di un’operazione “da attribuire agli attori statali russi”. Le dichiarazioni di Facebook e di Twitter e le ricerche di Graphika sembrano confermare la valutazione dell’intelligence americana che a inizio agosto aveva avvisato che le attività russe per cercare di indebolire la campagna di Biden sono già iniziate. Da qui al tre novembre, i social hanno ancora tanto da dimostrare.