Un rapporto sulla persecuzione cinese contro “i musulmani più felici del mondo”

Pasquale Annicchino

La Cina ha investito nella creazione di una narrazione che giustificasse le sue azioni rispetto agli standard internazionali per la protezione dei diritti umani. La repressione trova giustificazione nella lotta al terrorismo

Merdan Ghappar è un modello trentunenne di etnia uigura. Dopo aver passato un anno in carcere per detenzione di sostanze stupefacenti è stato spostato in uno dei campi di rieducazione che il governo cinese gestisce e utilizza per annientare la minoranza musulmana nello Xinjiang. La Bbc ha reso pubblici alcuni video e messaggi di testo che Merdan è riuscito a condividere dal suo luogo di detenzione e che illustrano alcune modalità di repressione dei diritti civili a cui il partito comunista cinese sottopone le minoranze. In un video è possibile vedere Merdan con le manette ai polsi e legato ad un letto. Nel frattempo, in sottofondo, tramite gli altoparlanti del campo vengono diffusi gli annunci della propaganda governativa. I crimini del governo cinese sono stati ormai ampiamente documentati da numerose organizzazioni non-governative e da quei governi che hanno deciso di prendere una posizione, anche applicando sanzioni nei confronti dei funzionari del partito comunista cinese direttamente responsabili.

  

Non ci sono solo i campi di rieducazione, ma anche politiche di sterilizzazione forzata nei confronti delle donne di etnia uigura. Il partito comunista cinese vuole la garanzia che la minoranza musulmana non possa più riprodursi. Secondo Lisa Reinsberg, che ha commentato il rapporto a cura di Adrian Zenz sulle sterilizzazioni forzate in Cina, i numeri delle sterilizzazioni forzate in Cina sono ancora sconosciuti. In un rapporto pubblicato a fine luglio 2020 (“The Happiest Muslims in the World. Disinformation, Propaganda, and the Uyghur Crisis”) i ricercatori dello Uyghur Human Rights Project hanno evidenziato la portata e la pericolosità dei campi di rieducazione voluti dal partito comunista cinese e che sono ormai anche offerti come modello per altri paesi autoritari. Si tratta di un congegno ben oliato che passa dalla propaganda ideologica alla repressione e infine all’annientamento delle minoranze percepite come ostili e non normalizzabili. Del resto, i funzionari del partito comunista cinese, che nel corso degli anni hanno gestito il dossier, hanno sempre sottolineato quanto la protezione della “sicurezza ideologica” fosse un obiettivo centrale non solo del dipartimento della propaganda, ma di tutti gli organi di governo e di tutta la società cinese. Come testimonia il rapporto, il governo cinese negli ultimi anni ha investito molto nella creazione di una narrazione che giustificasse le sue azioni rispetto agli standard internazionali per la protezione dei diritti umani, mirando a far credere che tutta la sua azione fosse in realtà incentrata sulla tutela della sicurezza nazionale rispetto ad eventuali attacchi terroristici. Il rapporto dello Uyghur Human Rights Project offre i dettagli delle dichiarazioni di ambasciatori e rappresentati di numerosi stati a maggioranza musulmana che hanno giustificato le azioni del governo cinese. Questo a supporto della tesi della profonda ed efficace azione di propaganda di Pechino. Il rapporto descrive anche l’azione del governo cinese di “coltivazione” di giornalisti.

  

Il 4 agosto il dipartimento di stato degli Stati Uniti ha pubblicato un comunicato del segretario di stato Mike Pompeo di poche righe in cui si sottolinea come “Il partito comunista cinese non può tollerare la libertà di pensiero dei suoi cittadini e sta provando ad estendere la sua influenza all’estero”. Nelle ultime settimane gli Stati Uniti sembrano aver adottato una linea molto netta nei confronti di Pechino e sono sempre meno soli. La neutrale Svizzera, con le parole del ministro degli esteri Ignazio Cassis, è arrivata a dire che “serve una posizione più ferma con la Cina”. Sembra che il mondo occidentale si stia svegliando da un torpore sul dossier cinese, lo confermano anche le numerose prese di posizione sul dossier relativo al 5G. Presto anche il governo italiano sarà chiamata a scelte importanti. O altri le faranno per noi.

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