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L’orco, i magistrati e Macron

Perché la nomina di Dupond-Moretti a ministro della Giustizia francese ha fatto infuriare i giudici

7 Luglio 2020 alle 18:27

L’orco, i magistrati e Macron

Éric Dupond-Moretti (foto Wikimedia)

Parigi. “Il mio sarà il ministero dell’antirazzismo e dei diritti dell’uomo”, ha annunciato oggi Éric Dupond-Moretti, durante il passaggio delle consegne al ministero della Giustizia. Un discorso potente, e in alcuni tratti emozionante, per l’avvocato penalista più celebre e temuto dei tribunali francesi, protagonista del più inaspettato coup de théâtre del rimpasto ministeriale di ieri.

 

  

“Per trentasei anni ho girato la Francia in lungo e in largo, conosco tutti i tribunali. Non ho una conoscenza tecnocratica, la conosco umanamente, intimamente, carnalmente”, ha dichiarato Dupond-Moretti, prima di aggiungere: “Non è il ministero della guerra, anche se mi sembra di aver sentito queste parole, ma quello della libertà. Non faccio la guerra a nessuno”. Il messaggio di distensione di questo primo giorno da guardasigilli era diretto all’Union syndicale des magistrats (Usm), il più importante sindacato di categoria, che ieri, alla nomina dell’“acquittator”, come è soprannominato Dupond-Moretti per il numero elevatissimo di acquittements (assoluzioni) ottenuti nella sua carriera per i suoi clienti, ha parlato di “dichiarazione di guerra”.

 

“Nominare una personalità così divisiva e che disprezza così tanto i magistrati è una dichiarazione di guerra alla magistratura”, ha attaccato Céline Parisot, presidente dell’Usm, rivolgendosi al presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, e al suo primo ministro, Jean Castex. “Éric Dupond-Moretti sembra detestare i magistrati che peraltro non si priva di insultare regolarmente, vuole la soppressione dell’École nationale de la magistrature (Enm) e la scissione tra i giudici e i pubblici ministeri, ossia l’esatto contrario di ciò che difende l’Usm”, ha deplorato la presidente del sindacato di categoria. Anche il Syndicat de la magistrature (Sm), orientato a sinistra, ha manifestato il suo sgomento per la scelta di Dupond-Moretti. “Ci facciamo alcune domande rispetto alle sue ultime dichiarazioni sulla procura nazionale finanziaria (Pnf) e su alcuni magistrati”, ha detto Lucille Rouet, segretaria nazionale del Sm.

 

Originario di Mauberge, al confine con il Belgio, “L’orco del nord”, come è stato soprannominato per i suoi modi molto diretti e spesso borderline – a più riprese ha denunciato “la République des juges”, definendo i magistrati “vigliacchi” e “onnipotenti” – è stato scelto da Macron per la sua aura e la sua popolarità, nella speranza di risalire nell’indice di gradimento, ma anche perché è il solo ad avere la forza di portare avanti dei dossier incandescenti come la riforma per l’indipendenza della magistratura. “Voglio avanzare su un progetto che mi sta a cuore: l’indipendenza della giustizia”, ha dichiarato oggi Dupond-Moretti, ma anche sulle “inchieste preliminari, che devono restare preliminari, non devono essere eterne come talvolta accade”, e sui processi, che devono essere fatti nei tribunali “non in strada, non sui social network, non sui media”, perché “l’onore degli uomini non merita di essere gettato in pasto ai cani”.

 

La scorsa settimana, l’attuale ministro della Giustizia ha utilizzato l’espressione “metodi da spie” per qualificare le investigazioni del Pnf, il quale ha spulciato le sue fatture telefoniche per tentare di individuare la talpa che avrebbe dovuto informare Nicolas Sarkozy che era sotto intercettazione (nell’ambito del cosiddetto “affaire des écoutes”, dove Dupond-Moretti assicurava fino a ieri la difesa di Sarko). Nel suo “Dictionnaire amoureux de ma vie” aveva denunciato la “casta” dei magistrati, l’“alchimia” tra i giudici e il procuratore e soprattutto l’École nationale de la magistrature, che è “incapace di formare i magistrati sia sul piano professionale che sul piano umano”. Difensore di un “sistema di responsabilità dei giudici”, “perché oggi i giudici non sono responsabili di ciò che fanno, sono gli unici nella nostra società a non essere responsabili”, Dupond-Moretti è il primo avvocato dai tempi di Robert Badinter a occupare il posto di ministro della Giustizia. “Sarò un guardasigilli del dialogo e di sangue misto”, ha detto Dupond-Moretti, orgoglioso delle sue origini italiane. La madre, una donna delle pulizie, lo ha cresciuto da sola dopo la morte del padre, avvenuta quando Éric aveva appena quattro anni. “Manterrò ciò che va meglio, e cambierò ciò che va peggio”, ha assicurato. Vaste programme, viene da dire. 

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Il suo ultimo libro è 'Brigitte Bardot. Un'estate italiana' (Gog edizioni), con i bozzetti di Milo Manara.

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Commenti all'articolo

  • tenen314

    07 Luglio 2020 - 20:33

    Per completare l'encomiastico ritratto di Dupond-Moretti: è stato difensore del fratello (e complice) di Mohamed Merah, che nel 2012 ha assassinato a Tolosa un rabbino e tre bambini ebrei (di 4, 5, e 7 anni). Certo, un avvocato penalista per mestiere difende criminali, ma forse quella scelta non è priva di rilievo.

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    • joepelikan

      07 Luglio 2020 - 23:38

      La tendenza attuale secondo cui gli accusati di crimini che riteniamo particolarmente odiosi non dovŕebbero avere diritto alla difesa è sintomo del declino degli intelletti. Ma non si preoccupi, non è solo: anche alla Law School di Harvard iniziano a pensarla come lei. Anche perché sbaglia: un penalista non difende criminali, difende persone accusate di un crimine. Non sarà che Piercamillien Robespierre le ha dato una zuccata?

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