Alexandra de Taddeo, la belle de chat da impazzire regina del caso Griveaux
Tre persone da invitare subito a cena, alla Rotonde, per capire in che senso Parigi sta vivendo di nuovo un suo “moment Robespierre”
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20 FEB 20

Alexandra de Taddeo
Vorrei invitare a cena, alla Rotonde magari oppure Au Baratin di Belleville, a due passi dalla culla di Edith Piaf, tre persone che le solite eccellenze del Monde, i cronisti Ariane Chemin e Raphaëlle Bacqué con Simon Piel, hanno ritratto in una memorabile pagina di cronaca balzacchiana come il “trio senza fede né legge”. Sono i tre supertipi (Juan Branco, Piotr Pavlenskij e Alexandra de Taddeo) intorno ai quali ruota, in assenza di altre sulfuree spiegazioni, la caduta del luogotenente di Macron e candidato dei marciatori a Sindaco di Parigi, Benjamin Griveaux, abbattuto dalla diffusione di un video di sexting.

Benjamin Griveaux (foto LaPresse)
Ci si può divertire o edificare anche a Roma o a Milano, ma a Parigi di più. È pur sempre la città dell’affaire Ben Barka, rapito davanti al Café de Flore, e degli intrighi intorno a Madame Pompidou, co-starring Alain Delon, e della prostata e della figlia segreti di Mitterrand, e di mille gesti surrealisti negli anni Trenta. Per non parlare della ghigliottina. Come dice Bernard-Henri Lévy, la capitale francese sta vivendo di nuovo un suo “moment Robespierre”. A cena, tra una guancia di bue stufata e una banale choucroute, cercherei di deliziarmi con questo robespierrismo surrealista, e so che non ne resterei deluso.

Piotr Pavlenskij, il secondo invitato, è un artista e attivista politico russo di 35 anni. Tutti sanno che si è inchiodato lo scroto sul pavé della Piazza Rossa, si è tagliato il lobo di un orecchio per protesta contro Putin, si è cucito le labbra col filo e con l’ago in favore delle Pussy Riot, ha bruciato la porta di una sede moscovita del Kgb o Fsb, si è infine rifugiato a Parigi nel 2017, dove ha ottenuto l’asilo politico, ma ha fatto anche la galera per aver bruciato l’ingresso della sede della Banque de France in piazza della Bastiglia e altre imprese minori. È stato, fino a ieri, un campione dell’Art Politique anche come esposizione del potere e delle sue trame e ipocrisie attraverso la testimonianza personale e carnale e l’infrazione serena della legge, tendenza che ora a Parigi va per la maggiore, comprensibilmente (e i trotskisti e giornalisti agguerriti di Mediapart organizzano un rassemblement dei whistleblower da indicare ad esempio nella lotta contro il potere censorio e repressivo di Macron e del sistema). Pavlenskij ha una faccia impressionante, bella e dannata, tra Raskolnikov e un serial killer siberiano, e tra un bicchiere e l’altro potrebbe raccontare qualcosa sul come e sul perché ha dato la stura, diffondendo il video della fatal masturbazione, allo scandalissimo intitolato a Griveaux. L’uomo è sensibile alle feste e alle cene, tanto è vero che nel réveillon a cura dell’avvocato Branco, che si fa chiamare Docteur Branco, alzò il gomito e, a un certo punto, irritato da un commento di un ospite, gli ha tirato un pugno, e poi dice di essersi difeso dalla reazione rissaiola con un coltello dissuasivo che ha segnato la coscia di un astante e la faccia di un altro. (E’ sotto indagine, ma lo hanno per fortuna rilasciato dopo pochi giorni di garde à vue). Ama Alexandra, si suppone, e la moglie Oksana Chaliguina, qualche tempo fa, per non farsi mancare niente o poco, si è voluta punire per un tradimento coniugale in coppia aperta tagliandosi la falange di un dito.

Che dire? Maître Branco, quando saremo al dessert, ci spiegherà in che cosa consiste il “momento Robespierre”. “Il cittadino deve egli stesso decidere su che cosa è ricevibile e che cosa no. Ogni intermediazione, compresa quella giornalistica, crea un potere e questo potere può essere vettore di corruzione” (dalla cronaca balzacchista del Monde). E poi, nel momento dei saluti, sempre letteralmente dalle citazioni del Monde, il caro Juan dirà: “Sono stato felice di vedere questa coppia, nella sua innocente follia, infinocchiare tutti per rivelare fino a che punto questa società sprofonda nella più scabrosa inanità nel momento in cui le si propone una fissazione libidinale. Ma non ho partecipato al gioco, sennò come potrei rappresentarli in giudizio?”. Molto francese, molto parigino, il cittadino robespierrista. Ma in taxi, al ritorno dalla cena, mi dirò: Branco s’è capito, più o meno, Piotr ha molte attenuanti artistiche, ma perché ho dimenticato di chiedere che Alexandra ci spiegasse in russo la sua splendida carriera russa?
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.