Gli Avengers d'Europa costruiscono un'alleanza a quattro

Paola Peduzzi e David Carretta

Macron ha la regia, Merkel lo lascia fare, Sánchez corteggiatissimo. La coalizione tra popolari, socialisti, liberali e verdi

Milano. Chiuse le urne, chiusi i conteggi, lette le analisi, in Europa inizia la battaglia sulle nomine, che è sì una lotta di potere ma anche e soprattutto una questione di idee: come la vogliamo trasformare, questa Unione europea? Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha preso la regia della battaglia, e nonostante i giornali siano pieni di “scontri-con-Angela-Merkel”, un grande classico della trama europea, la cancelliera tedesca per ora lo lascia fare.

  

La Merkel ha un po’ di caos in casa – il suo partito, la Cdu, non è andato bene alle elezioni, il suo partner di coalizione, la sinistra dell’Spd, è andato malissimo, la sua delfina, Annegret Kramp-Karrenbauer, è sotto attacco dei media e “sta mostrando una tendenza preoccupante a dire le cose sbagliate nel momento sbagliato”, come dice al Foglio Tom Nuttall, capo della redazione di Berlino dell’Economist – e un approccio storicamente cauto nella gestione degli affari europei. Prima di tutto bisogna costruire una alleanza al Parlamento europeo e con tutta probabilità sarà – deve essere – “una coalizione a quattro”, dice al Foglio una fonte europea coinvolta nei negoziati, cioè una maggioranza con Partito popolare europeo, Partito socialista europeo, liberali e verdi. Ogni alternativa a tre rischia di essere debole perché in ogni gruppo ci sono “minoranze distruttive” che possono portare a eccessive fragilità, come l’ungherese Viktor Orbán nel Ppe.

   

Macron, deluso dalla prudenza della Merkel, è attivissimo, sta allargando la famiglia liberale – sono arrivati due partiti ungheresi – e intanto incontra tutti gli interlocutori più importanti: ha pranzato con i socialisti iberici, António Costa e Pedro Sánchez (l’oggetto del desiderio degli europeisti), e i liberali Mark Rutte, premier olandese, e Charles Michel, premier belga acciaccato dalle elezioni; ha visto i paesi Visegrád con la Slovenia (i Visegrád puntano a mettere a capo della diplomazia europea lo slovacco Maros Sefčcovic); e infine, prima del vertice informale con gli altri capi di stato e di governo, ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e naturalmente la Merkel (se vi sembra che manchi qualcuno, avete ragione: è l’Italia). La cancelliera tedesca formalmente continua a sostenere il processo degli Spitzenkandidaten in linea con il Ppe, ma è da sempre tiepida nei confronti del “suo”, in quanto tedesco, Manfred Weber. Macron ha fatto tre nomi per la presidenza della Commissione: il francese Michel Barnier, l’olandese Frans Timmermans e la sua preferita, la danese Margrethe Vestager. La battaglia però sarà “più complicata del solito”, dice la fonte europea, perché “ci sono sette paesi molto instabili”: l’Austria senza il cancelliere Sebastian Kurz, la Grecia verso le elezioni anticipate, il Belgio senza governo, la Danimarca al voto la prossima settimana, il Regno Unito in transizione post Theresa May fino a luglio, la Romania con i leader socialisti in prigione. 

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