I sogni della Brexit

Un libro-reportage racconta il mito di san Giorgio che uccide il drago (cioè l’Ue). Fra tante fantasie e incongruenze
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5 APR 19
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Foto LaPresse

Roma. Billy Hardie viene da Grimsby, nel Lincolnshire, un tempo città di pescatori che ha provato a riciclarsi nell’industria dell’eolico; ha 72 anni, il padre era pescatore, il nonno pure era pescatore. In passato ha votato per il Labour e per i Toryi. A un certo punto è entrato nell’Ukip di Nigel Farage. Non per i migranti, visto che a Grimsby non ce ne sono, ma contro l’Unione europea, che non avrebbe fatto abbastanza per difendere i pescatori e anche perché, dice, il Labour ha fallito. Simon Stevens, amministratore delegato del National Health Service, poco più che cinquantenne, del Labour, spiega che il voto a favore della Brexit si giustifica parzialmente con il desiderio di migliorare il finanziamento del servizio sanitario pubblico. Ma la truffa maggiore inflitta dai dirigenti politici favorevoli alla Brexit al popolo britannico va rintracciata nello slogan secondo il quale lasciare l’Unione europea libererebbe 350 milioni di sterline alla settimana da usare per la sanità pubblica.
Il problema, ha detto Stevens, è che per colpa della Brexit la sanità ne risentirà molto, al punto che potrebbe non esserci più un sistema sanitario. Vaglielo a spiegare però a quelli che hanno creduto alla colossale fake news dei brexiteers. Quello che è effettivamente vero, però, è che l’NHS per far fronte alle richieste crescenti ha avuto bisogno di più fondi; fra il 2011 e il 2018 la popolazione dell’Inghilterra è cresciuta del 6 per cento e il numero di persone che sono state ricoverate per un’emergenza è salito del 15 per cento. Nel 2018, il governo ha annunciato però l’aumento del budget per il sistema sanitario nazionale del 3,4 per cento ogni anno fino al 2023/2024, un incremento di 394 milioni di sterline alla settimana, molto più insomma dei famosi 350 milioni. Peccato che quei soldi sarebbero dovuti saltare fuori indipendentemente dalla Brexit, visto il trend demografico e che per gli esperti anche con quei 394 milioni il servizio sanitario resta sottofinanziato.

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