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Perché Macron dovrebbe rompere le relazioni diplomatiche con l'Italia

Merde alors! a questo paese che in soli sei mesi si è rivelato un paese di merda

8 Febbraio 2019 alle 06:14

Perché Macron dovrebbe rompere le relazioni diplomatiche con l'Italia

Foto LaPresse

Giusto o sbagliato, è il mio paese. Right or wrong, is my country. Diteglielo ai britannici, che sono stati mandati all’inferno dal presidente polacco dell’Unione per aver fatto la Brexit senza pensare a come farla, e poi sentirete che applausi fra le centinaia di migliaia di italiani che lavorano a Londra e ancora non si capacitano di questa provocatoria buffonata. Non è tedesco essere soltanto tedesco, scriveva Meinecke, autore tra l’altro del celebre saggio “Die Deutsche Katastrophe”, in difesa della Repubblica di Weimar. Non è italiano essere soltanto italiano. Non solo perché Venezia Firenze e Roma sono di tutti, il culmine del mondo romano antico fu la cittadinanza universale nell’impero, il Medioevo fu trionfalmente conventuale e monastico in inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo, il Rinascimento è europeo, la Riforma ci riguarda, e una terapia d’appoggio freudiana (Vienna) servirebbe al maghetto di Pomigliano e all’italianissimo Truce, o perché Kafka, stroncato da Papini, scriveva cose forse più rilevanti di quelle che scriveva lui. Perciò niente complessi: bisogna pregare il presidente francese di rompere le relazioni diplomatiche bilaterali con l’Italia gialloverde, che è una sciatta parodia dell’Italia di sempre, destra sinistra e centro confusi insieme in cento diversi governi monarchici e repubblicani. Non lo farà, probabilmente, ché nel fronteggiare la scemenza è saggio andare per gradi. Ma sarebbe meritato e, come si dice, altamente pedagogico.

    

Questi che i gilet gialli vediamo se si può fare, magari con una rapida schitarrata insurrezionista, questi che la montagna non si buca perché chissenefrega andare a Lione, questi che le differenti culture giuridiche sono imboscamenti di delinquenti da esibire in parata nella gogna approntata all’aeroporto per ministrucoli in divisa, questi che le banche il colonialismo la cospirazione ci minacciano, questi che rilasciano come rutti sprezzanti sarcasmi e attacchi personali indecenti eccetera, questi sono tipi vanitosi, velleitari e tracotanti come pischelli che vanno sculacciati, punto.

    

Ora i tromboni sfiatati del cambiamento si sono accorti che ruzzoliamo in coda e in soli sei mesi siamo stati declassati, ascoltano tremolanti il sinistro ticchettio dell’orologio e pensano di fermarlo con una farlocca rissa strapaesana che può danneggiare o pregiudicare la vecchia amicizia politica che fece l’Italia unita e la nuova alleanza che ha costruito l’Europa dopo un secolo di sterminio e ferrigna rozzezza. Nessun tentennamento. Siamo stati tutti americani quando fu giusto esserlo. Siamo tutti francesi. Non sono in questione idee, quelle mancano del tutto ai governanti ubuesque di questo paese disgraziato, che si è inferto con le sue mani uno sfregio di portata storica. Non contano torti e ragioni. Tantomeno sono in ballo progetti, strategie, senso dello stato, culture, insofferenze: è solo un caso bavoso di maleducazione, di impolitesse, un caso di cialtronaggine senza frontiere e senza pudore. Merde alors! a questo paese che in soli sei mesi si è rivelato un paese di merda. Saremo chiamati per anni a spalare, a ripulire, a ricostruire liberandoci del sentore di cloaca che viene da quel fatidico balcone. Intanto, invece di fare gli ipocriti, auguriamoci che il castigo internazionale sia giusto come grossolano, miserabile e grottesco fu il delitto.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • carlo.trinchi

    08 Febbraio 2019 - 23:11

    Forse che sia la paura a far rinsavire un paese che ha messo in mano a questi disgraziati il paese. Forse che sia la paura a far capire a questo paese che non siamo nessuno se svincolati da un contesto europeo, forse che sua la paura a farci vergognare di essere rapprresentati da cialtroni incompetenti e somari. Forse che sia giunto il tempo di non stare più a guardare ma che sia tempo di agire.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    08 Febbraio 2019 - 21:09

    D'accordo che i 5 stelle diventano sempre più stalle, ma la notizia è che non sapevo che il fondatore avesse preso la cittadinanza francese...

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    08 Febbraio 2019 - 20:08

    La verità è che Di Maio non è "populista" - quale che sia l'accezione che si voglia dare al termine - ma solo "pop". Peccato però che la politica (e la diplomazia) conoscono regole diverse da quelle dell'arte. Replicare in serie la banalità di un oggetto ha consegnato alla gloria i barattoli Campbell immortalati da Andy Warhol. Replicare in serie la banalità di una gaffe temo non consegnerà ad altrettanta gloria il Nostro.

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  • gheron

    08 Febbraio 2019 - 19:07

    E vabbe'!.. Il reddito di cittadinanza è peggio della corazzata Potemkin; farsi vanto di mantenere una volta al governo le idiozie promesse in campagna elettorale è indice di infantilismo patologico; a voler credere che i Nostri siano capaci di moltiplicare pane e pesci e rendere in vino l'acqua ci si riduce con una foglia di fico davanti e un'altra dietro. E allora? Che vogliamo fare? Ritornare a Quelli di prima? Quelli che per noi, i nostri figli, nipoti e pronipoti hanno riempito con una montagna di debiti la calza della befana? Quelli che, per adempimenti previsti nella più bella del mondo, hanno moltiplicato per 20 le mangiatoie pubbliche? Quelli che, politici e sindacalisti e collaterali, si sono assicurati per legge privilegi, stipendi e vitalizi d'oro?.E continuate voi, per altri milioni di caratteri ancora. Erano nati e cresciuti SOLO per assestare un ben meritato calcione nel sedere ai papponi del vapore. Qualcuno per perderli ha fatto credere loro che potessero governare.

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