Tutto il medio oriente in una stanza (libanese)

Senza un governo da nove mesi, Beirut ospita nel weekend un summit della Lega araba. E gli sciiti hanno ideato un piano per far partecipare anche Assad
17 GEN 19
Ultimo aggiornamento: 16:50
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Nella capitale libanese è in programma un vertice economico, l’Arab Economic and Social Development Summit

“I leader arabi sono d’accordo sul non essere d’accordo”. Così al Jazeera a maggio 2014 archiviava il giorno dell’ennesimo vertice di una Lega araba sempre più irrilevante. Allora, tra antichi presidenti e ricchi emiri si palesavano le prime avvisaglie di quello che sarebbe accaduto tre anni dopo, con la crisi diplomatica tra paesi del Golfo e il piccolo Qatar.
Non molto è cambiato da allora per quanto riguarda i rari incontri tra capi di stato e governo di medio oriente e Nordafrica: la Lega araba resta un’istituzione ormai indebolita e, a pochi giorni da uno dei suoi vertici, le dispute tra i suoi partecipanti non fanno che intensificarsi.
Quello che mette a nudo in queste ore gli eterni disaccordi di una regione irrequieta è un vertice economico, l’Arab Economic and Social Development Summit, dei paesi membri della Lega araba. Si terrà durante il weekend a Beirut, dove deputati e ministri locali, già impegnati a gestire le perpetue divisioni politiche e settarie, da giorni affrontano anche crisi diplomatiche.
Si litiga sulla presenza al tavolo della Siria di Bashar el Assad, su quella della Libia, colpevole per i partiti sciiti della scomparsa nel 1978 dell’imam Musa al Sadr, sulla credibilità di ospitare un summit arabo in assenza di un governo funzionante in un Libano a pezzi, e con un’economia in frantumi.
Beirut si prepara ad accogliere tra gli altri il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, l’emiro del Kuwait sheikh Sabah Ahmad al Jaber al Sabah e altri leader la cui lista non è ancora definitiva. E lo fa senza avere un governo. L’altro motivo di controversia nel paese resta proprio questo: come è possibile organizzare un summit da dieci milioni di dollari quando da nove mesi non si riesce a trovare un accordo sull’esecutivo, l’economia è al collasso, e l’indecisione e lo stallo politico rischiano di far scappare undici miliardi di dollari di aiuti stranieri?
Il presidente Michel Aoun, un alleato di Hezbollah, punta su questo vertice per attirare l’attenzione degli investitori regionali su un Libano indebolito da anni di conflitto nella vicina Siria, dalla presenza di un milione e mezzo di rifugiati e dalle continue divisioni interne. Il rischio è invece quello di attirare l’attenzione sulle solite fratture interne libanesi, che raccontano irrimediabilmente e da decenni le più vaste divisioni regionali.