Così il governo italiano si sta allineando all'Ue (senza tuittarlo)

David Carretta

La normalizzazione passa per la missione Sophia, che è stata prorogata per 3 mesi. Poi le sanzioni alla Russia e il libero scambio

Bruxelles. Mentre Giovanni Tria stava trattando con la Commissione sulla manovra dopo la grande retromarcia sul deficit al 2,4 per cento, oggi Giuseppe Conte si è impegnato in un negoziato importante per il futuro dell’Italia: i capi di stato e di governo della zona euro hanno deciso di modificare il regime attuale delle “clausole di azione collettiva” (Cacs) per rendere più facile la ristrutturazione del debito di un paese che chiede aiuto al fondo salvastati Esm e alla Bce. Malgrado le preoccupazioni del Mef e dell’elite sovranista (“Vi confischeranno i Btp per decreto”, scrisse Marcello Foa a proposito delle Cacs in un post sul suo blog nel 2013), Conte non ha avuto nulla da ridire su questa microriforma chiesta dai falchi della Lega Anseatica, che vogliono annacquare le proposte più ambiziose sulla zona euro. Se l’Italia si troverà davvero nei guai nei mercati finanziari, con le nuove Cacs salterà il doppio quorum dei creditori necessaria ad approvare una ristrutturazione “volontaria” come quella effettuata con la Grecia nel 2012. Conte ha accettato per una buona causa: il pacchetto adottato oggi include un bilancio autonomo della zona euro per favorire la convergenza tra paesi e il completamento parziale dell’unione bancaria, che sono nell’interesse dell’Italia. Ma la mansuetudine sulla ristrutturazione del debito si iscrive in una lunga lista di riallineamenti al mainstream dell’Ue. 

 

La retorica antieuropeista del “prima gli italiani” continua a essere una caratteristica del governo Conte. Ma in Europa le minacce e le parole trovano sempre meno riscontro nei fatti. Perfino sull’immigrazione. Da luglio l’Italia minaccia di porre fine alla missione navale dell’Ue Sophia al largo della Libia, perché le regole di ingaggio prevedono l’Italia come porto di sbarco dei migranti salvati in mare. Solo dieci giorni fa il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, confermava lo “stop alla missione Sophia in mancanza di nuove regole”. Le trattative con i partner non sono andate a buon fine (anche a causa del ricatto sulla Diciotti). “Senza una convergenza sulle nostre posizioni non riteniamo opportuno continuare la missione”, ha detto Salvini il 5 dicembre. Oggi invece, pur di evitare la chiusura della missione, l’Italia ha accettato una proroga tecnica per 3 mesi di Sophia, durante i quali i migranti saranno sbarcati nei suoi porti.

Le giornate del Consiglio europeo hanno fornito altre due esempi della normalizzazione del governo populista nell’Ue. La prima riguarda il bilancio 2021-2027 dell’Ue, su cui Luigi Di Maio ha più volte minacciato il veto, che sia per i migranti o la manovra. Durante il dibattito di giovedì pomeriggio al Vertice, Conte si è ben guardato dal menzionare il “veto”: sul bilancio Ue “si ritiene che la tempistica, in un negoziato così complesso, non debba andare a discapito della qualità del negoziato”. Sempre giovedì Conte ha dato il suo assenso al rinnovo per sei mesi delle sanzioni economiche contro la Russia. Ci sono state le finte elezioni nel Donbass e soprattutto l’attacco russo contro l’Ucraina nel Mare d’Azov. “Io non ritengo affatto che la soluzione delle crisi internazionali possa essere affidata all’interruzione del dialogo”, ma “in questa fase non possiamo non rinnovare le sanzioni”, ha spiegato Conte. Per Salvini le sanzioni sono “un’assurdità”, come ha detto in occasione del suo viaggio a Mosca in ottobre. Ma il governo italiano ha già perso due occasioni – oltre a giovedì, il Vertice di giugno – per cancellare le misure punitive. Anzi, in questi sei mesi ha dato il suo assenso a diverse decisioni per ampliare le liste nere dell’Ue sulla Crimea e il Donbass.

Nelle ultime settimane l’Italia ha dato il suo assenso all’accordo di libero scambio con il Giappone, il più grande mai firmato dall’Ue (più del tanto odiato Ceta con il Canada) e mercoledì all’Europarlamento M5s e Lega hanno votato a favore. Perfino su gay e lesbiche l’esecutivo è riuscito a sorprendere per le sue posizioni progressiste. Il 6 dicembre l’Italia ha firmato una dichiarazione di 19 paesi contro Polonia e Ungheria per chiedere alla futura Commissione una strategia per difendere i diritti delle persone Lgbti, compresa la libertà di movimento “delle coppie dello stesso sesso e dei loro figli”. Sulla manovra economica la trattativa è ancora in corso, ma la priorità è evitare la procedura. Il governo ha compreso quanto l’Ue sia nell’interesse dell’Italia e degli italiani? “Noi siamo europeisti. Siamo in Europa e vogliamo rimanere in Europa”, ha risposto oggi Conte: “Noi vogliamo rispettare le regole, vogliamo muoverci nel contesto dei trattati e delle alleanze che conosciamo”.

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