L'antisionismo del Labour fa fuggire gli ebrei inglesi. In Germania

Daniel Mosseri

Un numero sempre crescente di persone sta presentando domanda per recuperare la cittadinanza tedesca perduta dai loro genitori o nonni durante le persecuzioni dei nazisti

Berlino. Un primo segnale è giunto venerdì scorso da Gross Glienicke, località turistica a bordo lago, a metà strada fra Berlino e Potsdam. Qua Thomas Harding, origini tedesche e passaporto britannico, ha reinaugurato la Alexander Haus, una villetta di famiglia appartenuta a suo nonno ed edificata sulle sponde del Groß Glienicker See. Harding ha portato un rabbino e invitato la comunità ebraica berlinese a un kiddush per santificare il sabato e salutare il ritorno alla vita di una casa per le vacanze e il divertimento dei bambini rimasta vuota per circa 80 anni.

 

La Alexander Haus era stata abbandonata dagli Hirschowitz – così si chiamavano gli Alexander prima di trasferirsi in Inghilterra – per scappare alle persecuzioni antiebraiche dei nazisti. Raccontata nel libro The House by the Lake, in queste ore la storia degli Alexander ha fatto scuola. È stato il Funke Mediengruppe a diffondere la notizia che un numero sempre crescente di ebrei oggi britannici sta presentando domanda per recuperare la cittadinanza tedesca perduta dai loro genitori o nonni qualche decina di anni fa. La possibilità à fornita dalla prima fra le Disposizioni transitorie e finali della Costituzione tedesca: “Alle persone già cittadine tedesche che furono private della cittadinanza tra il 30 gennaio 1933 e l’8 maggio 1945, per motivi politici, razziali o religiosi, e ai loro discendenti, deve essere, a richiesta, nuovamente concessa la cittadinanza”.

 

 

 

Da giugno del 2016, i sudditi di Sua Maestà Britannica che hanno fatto ricorso al meccanismo del ritorno post-persecuzioni sarebbero 3.408 ma il loro numero ha cominciato ad aumentare dopo il referendum sulla Brexit. Nel 2015 le domande presentate erano 59, salite a 760 nel 2016 (l’anno del referendum, celebrato a giugno), aumentate a 1.824 l’anno scorso e a ben 1.147 nei primi otto mesi di quest’anno. A differenza dei discendenti degli Alexander, la maggior parte dei richiedenti la cittadinanza tedesca non ha una casa al lago da reclamare. Basti pensare ai protagonisti dei Kindertransport, 10.000 bambini (in gran parte ebrei) affidati dai loro genitori (tedeschi) a mani di sconosciuti inglesi pur di metterli al riparo dalla barbarie nazista. Ebrei o no, la Brexit fa paura a molti Oltremanica, e negli ultimi due anni anche le autorità francesi hanno registrato un’impennata di richieste di cittadinanza a vario titolo da parte di cittadini britannici.

 

La Germania, dal canto suo, non è nuova a operazioni di accoglienza verso gli ebrei: negli anni subito successivi alla caduta della cortina di ferro, Berlino ha aperto le sue porte ad alcune migliaia di ebrei russi, ucraini ed ex sovietici in genere. A molti di quelli cioè che, con l’Urss in macerie, non erano riuscito o non avevano voluto prendere la strada degli Usa, del Canada o d’Israele. Ortodosse o riformate, oggi il russo è la prima lingua più parlata in tutte le comunità ebraiche di Germania. Ma se la Brexit preoccupa i britannici a prescindere dalla loro fede, un altro e più recente fenomeno politico sta spingendo gli ebrei inglesi a guardarsi intorno. È la trasformazione del partito laburista che fu di Tony Blair in una formazione che con Jeremy Corbyn alla sua guida è diventata ossessionata dall’antisionismo, dal sostegno a ogni declinazione politica palestinese, specialmente se macchiata dal terrorismo, ed è più volte caduta in pericolose scivolate antisemite. Violenze verbali e proposte politiche dal chiaro sapore antisemita di recente messe all’indice con grande preoccupazione dall’ex rabbino capo di Gran Bretagna e del Commonwealth, Lord Jonathan Sacks. E forse un domani nelle comunità ebraiche tedesche oltre alla lingua di Gogol’ e Dostoevskij si comincerà a sentire anche quella di William Shakespeare.

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