Alle elezioni di medio termine va in scena la lotta Obama vs Trump

Daniele Raineri

New York. Tra due mesi esatti in America ci saranno le elezioni di metà mandato, che decretano chi ha il controllo della Camera e del Senato. Sono elezioni che si decidono a livello locale, stato per stato, ma questa volta saranno anche uno scontro tra le due novità più importanti della politica americana moderna, l’ex presidente democratico Barack Obama e l’attuale presidente repubblicano Donald Trump.

 

Obama ha rotto la tradizionale compostezza che impone agli ex presidenti di non intervenire più nella vita politica del paese e che aveva tentato di conservare a partire dagli ultimi mesi di presidenza. Pur avendo già in mano informazioni sulle interferenze dei servizi segreti russi per aiutare il candidato Trump, Obama si era rifiutato di calcare la mano per non dare l’impressione di aiutare troppo la senatrice Hillary Clinton (è probabile che Obama fosse convinto che la Clinton sarebbe riuscita a vincere). Ma la situazione “non è normale”, come ha detto venerdì all’Università dell’Illinois nel primo discorso di un tour che è il suo rientro effettivo nella battaglia politica.

 

“Non è normale e gli americani non dovrebbero accettarla come normale. Non chiediamo all’Fbi di fare indagini per punire i nostri avversari politici. Non chiediamo al dipartimento di Giustizia di proteggere politici che stanno dalla nostra parte perché ci sono le elezioni. Non minacciamo la libertà di stampa perché dicono cose o pubblicano storie che non ci piacciono. Non mi avete mai sentito minacciare di chiusura la Fox (il canale ultrareubblicano e ora trumpiano) o dire che sono nemici del popolo. E di sicuro siamo tenuti a schierarci contro i simpatizzanti del nazismo. Quanto può essere difficile, dire che i nazisti sono una brutta cosa?”. E poi l’attacco ai repubblicani al Congresso: “Stanno facendo scudo al comportamento di Trump. Nulla di tutto questo è comportarsi da conservatori. Di sicuro non è normale. E’ estremista”.

 

Trump ha risposto così: “Ho provato a guardarlo, ma mi sono addormentato. E’ molto bravo, molto bravo per far addormentare”. Obama ha continuato il suo tour in California e poi a Cleveland. E’ scontato che il suo obiettivo non è convertire i trumpiani, ma smuovere l’enorme bacino degli inerti – quelli che alle ultime presidenziali avrebbero dovuto in teoria votare Clinton ma sono rimasti a casa. Il suo rientro in scena però potrebbe avere anche conseguenze negative e ringalluzzire i repubblicani depressi dalle previsioni di voto molto sfavorevoli. In questo momento i democratici hanno dieci punti di distacco sui repubblicani nell’elettorato generale, se la domanda è “A chi dareste il controllo del Congresso?”, secondo un sondaggio di Nbc News e del Wall Street Journal. Ovviamente le elezioni si decidono stato per stato, e quindi le percentuali cambiano e di molto caso per caso, ma questa è la cosiddetta “Onda blu”, che rischia di travolgere i repubblicani. Tutte le newsletter politiche descrivono i parlamentari del partito di Trump molto preoccupati per i sondaggi e anche desiderosi di non seguire il presidente nel calo di gradimento. Il messaggio che vorrebbero far passare è “l’economia va alla grande come non andava da tempo, non interrompete questo ciclo”. I parlamentari democratici invece vorrebbero che il voto di metà mandato diventasse un grande rifiuto delle politiche trumpiane, dalla sanità alla giustizia sociale.

 

L’onda blu è un rischio così concreto che a ottobre Trump scenderà in Texas per aiutare il candidato repubblicano Ted Cruz, suo ex acerrimo rivale tra i repubblicani. Da candidato Trump accusava il padre di Cruz di essere implicato nell’assassinio del presidente Kennedy (un’accusa falsa) e Cruz rispose negando un suo endorsement chiaro a Trump durante la convention repubblicana. I repubblicani sono molto forti in Texas da molti cicli elettorali, il fatto che la vittoria non sia più così scontata e che possa andare al democratico Beto O’Rourke (che per ora segue a circa quattro punti e mezzo di distanza) è significativo. Tanto che si parla della possibilità remota che i democratici oltre a prendere la Camera conquistino anche la maggioranza al Senato, dove sembrava molto improbabile. E’ ancora improbabile ma se ne parla di più e se succedesse sarebbe un guaio grosso per il presidente perché i democratici avrebbero i numeri non soltanto per bloccare il programma politico di Trump ma anche per minacciare l’impeachment. Mancano poco meno di sessanta giorni, è ancora tutto nel campo delle ipotesi, ma dal novembre 2016 – da quando Trump divenne presidente e i repubblicani dilagarono – ogni possibilità deve essere considerata con attenzione.

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