Perché i conservatori britannici temono l’infiltrazione dell’Ukip

Gregorio Sorgi

Roma. Altro che i troll russi, il Partito conservatore teme le interferenze dell’Ukip. Il movimento dell’ultradestra britannica ha chiesto ai propri militanti di tesserarsi con i Tory per eleggere un leader filo Brexit nelle eventuali primarie, che probabilmente si terranno entro i prossimi mesi. La strategia è stata resa nota da Arron Banks, ex finanziatore dell’Ukip e personaggio di spicco nel fronte del Leave: “Il miglior modo per ottenere la Brexit è attraverso il Partito conservatore. Per questo invito i 90 mila membri del mio movimento Leave.Eu a iscriversi ai Tory per avere una voce in capitolo”. Il piano, prosegue Banks, è di infiltrare le truppe euroscettiche per eleggere un “leader che crede nella Brexit, come Boris Johnson o Jacob Rees-Mogg (deputato di minoranza e storico avversario dell’Ue, ndr)”. La strategia potenzialmente può cambiare il volto del partito. I pretendenti alla leadership sono selezionati dal gruppo parlamentare, ma i due candidati da esso più votati vengono sottoposti al parere degli iscritti. Inoltre, l’afflusso degli elettori Ukip è mirato nei collegi attualmente in mano ai deputati conservatori europeisti. In questo modo, alle prossime elezioni i militanti nelle sezioni locali sceglieranno dei candidati filo Brexit. I remainer conservatori hanno lanciato l’allarme e incoraggiato la direzione del partito a fermare la transumanza degli euroscettici. La deputata Anna Soubry ha accusato i militanti dell’Ukip di voler “distruggere la politica del governo, attraverso un’infiltrazione di militanti che non sono conservatori”.

 

Al di là delle polemiche, la strategia dell’Ukip sta dando i risultati sperati. Lo scorso weekend, 3 mila persone si sono iscritte al partito della May dal sito di Banks. Molti deputati hanno denunciato un aumento sproporzionato di membri nella propria constituency. L’obiettivo di Banks è di portare 50 mila nuovi iscritti; una cifra enorme, capace di spostare gli equilibri in un eventuale voto, considerando che l’attuale membership dei conservatori è di 124 mila persone.

 

Lo stesso Banks e il suo braccio destro Andy Wigmore avevano tentato di migrare nei Tory, ma la loro richiesta era stata negata la scorsa settimana. La motivazione ufficiale dei conservatori è che “non accogliamo dei membri che gettano discredito sul nostro partito”. La direzione ha inviato una circolare a tutte le sezioni locali e si è raccomandata di “rifiutare la domanda d’iscrizione di chiunque ha avuto una condotta o delle opinioni in conflitto con i valori del partito”. Facile a dirsi. Però è difficile conoscere i trascorsi politici di ogni socio che si vuole iscrivere. Poi, fanno notare alcuni esponenti filo Brexit, “i militanti dell’Ukip sono ex elettori di centro-destra, è un bene che tornino nella casa madre”. La questione degli iscritti sta molto a cuore ai conservatori. Poche settimane fa era uscita la notizia che il Partito laburista aveva guadagnato più di 16 milioni di sterline dai tesseramenti, mentre i Tory solo 835 mila.

 

Non è la prima volta che un gruppo di militanti radicali si infiltra in un grande partito di massa. Era già successo nei primi anni Ottanta quando il gruppo trotzkista Militant contribuì all’elezione di Michael Foot a capo del Labour. Un caso simile era avvenuto nell’estate 2015, quando l’allora leader laburista Ed Miliband aveva ridotto il prezzo d’iscrizione a sole 3 sterline per stimolare i tesseramenti. Molti militanti dell’ultra sinistra, per lo più giovani, colsero l’occasione perché affascinati da un anonimo deputato radicale di nome Jeremy Corbyn, che non aveva sponsor tra i notabili del partito. Anche in quel caso, la strategia raggiunse il suo scopo.

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