Invecchiare in America è un incubo

Mattia Ferraresi

E’ ferocemente ironico che la generazione dei baby boomers, i figli di quel boom economico che aveva infuso nell’America la voglia di fare e di procreare, si ritrovi ad affrontare la pensione con un tasso altissimo di incertezza, esposta alle volatilità del mercato e all’erosione delle protezioni sociali che sono state il marchio della loro epoca d’oro. Dopo una vita di solidità e ascensori sociali che salgono, la pensione si prospetta come il tempo della precarietà e dell’insicurezza. E non si tratta soltanto di condizioni economiche. Una serie di studi e indagini recenti sulla sulla condizione della terza età in America dipinge un quadro fosco, fatto di legami sociali che svaniscono, famiglie in rapida decostruzione, condizioni economiche che non permettono certezze intorno alla cura, alle degenze di lungo corso, al trattamento di malattie degenerative. Sono sempre di più gli americani che si occupano personalmente di disporre dei propri funerali e della sepoltura, perché sanno che quando arriverà il momento non ci sarà nessuno che potrà occuparsene. Uno studio condotto in collaborazione dalle università dell’Idaho e dell’Illinois dice il numero degli americani di almeno 65 anni che dichiarano bancarotta è triplicato dal 1991 a oggi, e quadruplica se si considerano soltanto le persone che hanno superato la soglia dei 75 anni. La tendenza non è soltanto il frutto del generale invecchiamento della popolazione: nel periodo preso in considerazione dalla ricerca gli americani che hanno superato i 65 anni sono aumentati del 2 per cento, ritmo decisamente inferiore rispetto alla crescita delle bancarotte e dei fallimenti. Per i ricercatori uno dei motivi principali della condizione infragilita degli anziani è che dagli anni Novanta “i rischi finanziari sono stati trasferiti alle persone”, rendendo sempre meno sicuri i fondi pensione e gli strumenti finanziari a cui gli anziani affidano i loro investimenti per garantirsi la vecchiaia. In media, i seniors che depositano documenti per la bancarotta hanno debiti per oltre centomila dollari. Si tratta di dati allarmanti sullo stato del presente che diventano profondamente inquietanti se proiettati in un futuro dove la cura degli anziani non potrà essere adeguatamente assorbita dallo stato sociale, mentre le famiglie, le reti sociali e i corpi intermedi si riducono o scompaiono.

 

Che l’America non sia un paese per vecchi lo si vede anche dalla condizione dei millennials, le generazione incerta che si ritrova già ora, assai precocemente, a farsi carico dei genitori anziani. Dal 2010 il rapporto fra le persone che si prendono cura degli anziani – gratuitamente e in modo non professionale – e quelle che ne hanno esigenza è arrivato all’apice, e da allora è in calo costante. Uno studio della National Academy of Sciences attribuisce l’inversione dei rapporti alle mutate dinamiche famigliari: “La famiglie hanno meno figli, gli adulti più anziani hanno oggi più probabilità di non essere mai stati sposati o di essere divorziati, e i figli adulti spesso vivono lontano e sono concentrati sulla cura dei loro figli”. Per i millennials lo scenario è aggravato dal fatto che la cura dei genitori anziani in difficoltà arriva in un momento in cui loro stessi non hanno una situazione stabile dal punto di vista professionale, finanziario e famigliare. Più il paese invecchia, più la comunità dei caregivers gratuiti diventa più giovane e precaria. Oggi ci sono oltre sei milioni di millennials, dunque al massimo trentacinquenni, che si occupano di una persona che non è autonoma, e la percentuale è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.