L’affondo di Orbán

Redazione

La Commissione europea è il simbolo del fallimento delle élite, ha detto il premier ungherese Viktor Orbán parlando all’incontro estivo del suo partito Fidesz che ogni anno si ritrova a Baile Tusnad, in Transilvania. Ma la buona notizia, dice Orbán, è che i giorni della Commissione sono “contati”, così come le sue politiche di censura nei confronti dell’est europeo e la sua ossessione russofoba con tanto di sanzioni. Il punto di rottura sarà chiaro alle elezioni europee del prossimo anno, il momento in cui la controrivoluzione sovranista riuscirà a mettere fine all’Europa a trazione liberale e occidentale. “L’élite europea è visibilmente nervosa – ha detto Orbán – Il suo obiettivo di trasformare il continente e di traghettarlo in un’èra post cristiana, in un’èra in cui le nazioni scompaiono… questo processo può essere interrotto con le elezioni europee ed è un nostro interesse di base fermare tale trasformazione”.

 

Orbán vorrebbe guidare questa rivoluzione illiberale dentro al suo partito europeo di appartenenza, i popolari europei che accidentalmente esprimono anche il presidente dell’attuale Commissione dai giorni contati. I delegati presenti all’evento hanno chiesto al premier se ha intenzione di lasciare il Ppe, ma per ora Orbán vuole rimanere, cioè imporre la propria visione anti immigrazione, anti liberale e anti occidentale ai colleghi, in particolare alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Noi sopravviveremo, ha detto Orbán, l’Ungheria rimarrà fuori dal contagio islamico che affosserà l’Ue, ma mentre molti dicono che è arrivato il momento di espellere Fidesz dal Ppe, è anche il momento di dare voce e coerenza all’opposizione moderata – c’è nessuno tra i popolari? – contro questa deriva di destra per non trovarsi nuovamente impreparati al prossimo scontro.

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