United we stand

Redazione

United we stand” titolavano ieri i tre giornali più importanti della comunità ebraica nel Regno Unito. Stessa cover, stesso titolo, un’azione coordinata e “senza precedenti” resa necessaria dalla “minaccia esistenziale contro la vita ebraica in questo paese” che un governo guidato dal laburista Jeremy Corbyn porrebbe. Da quando Corbyn è stato eletto leader nel 2015 la questione dell’antisemitismo è riaffiorata a più riprese con “cadute preoccupanti”, scrivono il Jewish Chronicle, il Jewish News e il Jewish Telegraph, ma “l’ostinato rifiuto della settimana scorsa ad adottare la definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance è stato il più sinistro”. La deputata laburista Margaret Hodge ha detto a Corbyn “sei antisemita” in faccia, e da quel momento è riaffiorato uno scontro che ha molto a che fare con la trasformazione del Labour degli ultimi tre anni. Corbyn ha allontanato gli esponenti laburisti più radicali, ha aperto un’inchiesta, ha fatto adottare un codice interno di contenimento, ha ribadito il suo impegno contro ogni genere di discriminazione, includendo tra queste anche l’antisemitismo. Ma la questione non se ne va, perché nell’ideologia alt-left di cui Corbyn si fa interprete l’antisemitismo esiste eccome. Le accuse restano però isolate perché in un attimo diventano “character assassination” ordita dai nemici di Corbyn, e dagli altri partiti che temono la sua affermazione. Eppure non ci vorrebbe tanto per farle scomparire, al leader laburista basterebbe dire “united we stand” per la difesa di Israele: ma non lo fa.

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