Una voce dalla Siria

Daniele Raineri

Roma. Ieri una fonte non meglio specificata ha contattato con poche parole in inglese una ventina di persone su Twitter per diffondere il nuovo video di un ostaggio italiano, Alessandro Sandrini, 32 anni di Brescia, sequestrato nel sud della Turchia nell’ottobre 2016. Nel video Sandrini chiede che sia trovata una soluzione al suo caso il prima possibile e dice che la data della registrazione è il 19 luglio. L’undici luglio scorso era arrivato alla procura di Roma un primo filmato in cui l’italiano era minacciato con un coltello e con una pistola. Nel nuovo video due uomini stanno alle spalle del rapito con la tenuta tipica delle formazioni terroristiche che agiscono nel nord della Siria: fucili d’assalto, giberne, passamontagna, radio, i vestiti ampi favoriti dagli islamisti. Il fatto che il gruppo di rapitori abbia prodotto due video nel giro di due settimane e il modo scelto per far circolare il secondo fanno pensare che si voglia mettere pressione ai negoziatori. Nell’anno e mezzo prima dei video c’erano state quattro telefonate molto vicine fra loro – tra ottobre 2017 e gennaio 2018 – e almeno una era stata associata a una cella di trasmissione in Siria. “Mi hanno sequestrato il secondo giorno di vacanza. La sera mentre ero in strada a piedi – ha detto Sandrini nell’ultima telefonata a gennaio, secondo il resoconto del giornale lombardo il Giorno – “chi mi tiene sotto sequestro parla arabo e quando mi porta da mangiare ha il volto coperto. Non ce la faccio più”. Questo fa pensare che il gruppo di rapitori abbia sequestrato l’italiano in Turchia e poi lo abbia portato al di là del confine, nel nord della Siria, dove in questo momento vige uno stato di completa anarchia. I gruppi guerriglieri estremisti convivono assieme ai resti dei gruppi guerriglieri nazionalisti e ad alcune unità dell’esercito turco che sorvegliano alcuni avamposti sparsi, in attesa che presto o tardi il governo del presidente Bashar el Assad appoggiato dalla Russia rivendichi quel territorio e se lo riprenda con un accordo di resa oppure più probabilmente con una campagna militare (nel sud è appena successa la stessa cosa, ci sono stati sia gli accordi di capitolazione sia gli scontri).

   

Un analista sentito dal Foglio dice che nel video i rapitori hanno preso precauzioni supplementari. Potrebbero avere truccato il fondale, nel senso che lo hanno cambiato grazie a un trucco digitale non difficile da realizzare, e hanno indossato due passamontagna uno sopra l’altro per rendere ancora più difficile il riconoscimento dei volti. In entrambi i filmati l’uomo indossa la tuta arancione che in questi anni è diventata il simbolo dei sequestri da parte di estremisti, ma proprio perché è un simbolo così conosciuto a questo punto non è più indicativo di nulla.

   

I servizi segreti italiani e la Farnesina hanno in passato risolto casi simili. Un altro italiano, l’imprenditore Sergio Zanotti, fu sequestrato nel 2016 da un gruppo di rapitori che potrebbe essere anche in questo caso nel nord della Siria. Il secondo e ultimo videomessaggio di Zanotti prigioniero fu caricato su YouTube nel maggio 2017.

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