L’avvocato ribelle di Trump è una miniera per l’inchiesta di Mueller

Mattia Ferraresi

New York. Donald Trump aveva reagito con relativa moderazione alla pubblicazione, in prima serata sull’odiata Cnn, di una sua conversazione con Michael Cohen, il suo avvocato, a proposito del pagamento a una modella di Playboy che diceva di avere avuto una relazione con il tycoon. Ma il presidente ha abbandonato il registro della moderazione quando dall’entourage di Cohen è arrivato – sempre all’odiata Cnn – un nuovo scoop: Trump, secondo l’ex avvocato, era a conoscenza, prima che avvenisse, del famoso incontro alla Trump Tower con emissari del Cremlino che promettevano di passare alla campagna del candidato repubblicano un po’ di fango su Hillary Clinton. L’incontro, gestito dal primogenito Don Jr., è stato pubblicamente presentato come un meeting senza conseguenze maldestramente combinato dal figlio pasticcione, ma Cohen ora dice che era presente quando il candidato è stato informato dell’appuntamento e ha dato la sua approvazione. Le fonti che hanno parlato con la Cnn dicono che Cohen non ha la registrazione di questa specifica conversazione, però è pronto a raccontare tutto allo special counsel, Robert Mueller. Trump ha perso quel poco di pazienza che aveva dimostrato verso l’avvocato che gli ha voltato le spalle: “Non sapevo dell’incontro con mio figlio, Don Jr. Mi sembra che qualcuno qui stia inventando delle storie per cavarsi fuori da un pasticcio che non c’entra nulla (forse la questione dei taxi?). Ha anche preso l’avvocato di Bill e della corrotta Hillary. Mi domando se l’hanno aiutato a scegliere!”. I riferimenti sono a una frode sulle licenze dei taxi a cui è legato Cohen e a Lanny Davis, avvocato dei Clinton che ora rappresenta l’ex legale di Trump. Nella foga di difendersi, il presidente ha mandato in televisione il suo attuale avvocato, Rudy Giuliani, il quale ha spiegato che tutti gli avvocati sono bugiardi.

 

Trump ha perso le staffe perché l’accusa che emerge dalla notizia della Cnn rappresenta un salto di qualità rispetto al primo attacco di Cohen. Il pagamento di hush money per coprire fughe extraconiugali è certamente una faccenda grave e deleteria per il presidente degli Stati Uniti, ma dal punto di vista criminale lo special counsel può ricavare al massimo un uso illecito di fondi elettorali. Dire che Trump non solo era informato ma ha personalmente approvato l’incontro con uomini legati al Cremlino riapre invece il tema della collusione con il governo di Vladimir Putin, l’accusa fondamentale per cui è stata istruita l’inchiesta speciale di Mueller. Negli ultimi tempi le informazioni che sono trapelate sembrano indicare che l’attenzione degli inquirenti si è spostata sull’ostruzione alla giustizia, altro crimine grave che però non è che una sottotrama della grande inchiesta che Trump sempre qualifica come “caccia alle streghe”. Dall’avvocato ormai maturo per diventare un testimone chiave dell’accusa arrivano però informazioni che possono cambiare l’intero scenario.

 

Trump ha negato nuovamente ciò che aveva già negato almeno tre volte: non sapeva niente di quell’incontro avvenuto giusto qualche piano sotto il suo ufficio. Nella prima dichiarazione, a nome del figlio, aveva ordinato di scrivere che i partecipanti avevano “discusso principalmente i programmi di adozione dei bambini russi”, poi la versione dei fatti era cambiata nel tempo, ma ciò che non era cambiato era che il candidato era all’oscuro di tutto. Anche il goffo Don Jr. lo aveva confermato, sotto giuramento: “Non ne sapeva nulla [...] Non ha nulla a che fare con lui”.

 

L’ex consigliere Steve Bannon aveva in parte riaperto la questione quando aveva dichiarato a Michael Wolff, autore di Fire and Fury, che era “impossibile che Don Jr. non avesse portato i suoi ospiti al 26esimo piano”, cioè nell’ufficio del padre. Cohen corrobora questa versione, e fa un un paio di passi in più. Un dettaglio dell’articolo della Cnn va osservato con attenzione: “Cohen sostiene che era presente, assieme a diversi altri, quando Trump è stato informato dell’offerta dei russi da parte di Trump Jr.”. L’avvocato dice che altre persone erano presenti quando è accaduto il fatto che, fra ciò che fin qui è noto, più si avvicina all’ipotesi della collusione con la Russia. Questi misteriosi “altri” potrebbero far sì che ad accusare Trump non ci sia soltanto la parola di un avvocato con la fissa delle registrazioni che ha cambiato bandiera e ora cerca vendetta.

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