L’impeachment degli altri

Redazione

Sfidando il senso comune e forse anche quello del pudore, un gruppo di deputati repubblicani ultratrumpiani ha presentato ufficialmente la richiesta di impeachment per Rod Rosenstein, numero due del dipartimento di Giustizia. Impeachment, la parola magica della resistenza trumpiana, è dunque pronunciata in un quadro di ufficialità procedurale per la prima volta dagli alleati del presidente, che stando al reclamo formale rimproverano a Rosenstein di aver fatto ostruzionismo di fronte alle richieste di documenti da parte delle commissioni del Congresso. “Siamo stanchi che il dipartimento di Giustizia ci mostri il dito medio e non ci dia le informazioni che ci spettano secondo la Costituzione. Soprattutto è il popolo americano a essere stanco”, ha detto il deputato Jim Jordan, coautore dell’iniziativa assieme a Mark Meadows. Rosenstein è il secondo nella linea di comando del dipartimento di Giustizia, ma è alla guida quando si tratta dell’inchiesta affidata a Robert Mueller, quindi nei termini trumpiani è il responsabile ultimo della “caccia alle streghe”, nonché bersaglio esplicito di decine di tweet furibondi. I deputati non hanno forzato un voto in Aula sulla procedura, cosa che metterebbe in imbarazzo non pochi repubblicani, mentre lo speaker della Camera, Paul Ryan, ha disconosciuto l’iniziativa e lo stesso ha fatto il procuratore generale Jeff Sessions. Con ogni probabilità l’attacco non porterà a risultati concreti, ma gli alleati del presidente si accontentano di screditare i rappresentanti delle istituzioni, alimentando sospetti, risentimenti e sentori di complotto nella base arrabbiata che a novembre andrà alle urne.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.