Il populismo è contro il popolo

Paola Peduzzi

Roma. “Non parlo mai di populismo – dice al Foglio François Bayrou – perché è un’illusione enorme credere che queste persone siano a favore del popolo. Al contrario, tutte le loro promesse, tutti i loro rancori sono contro al popolo, e ce ne accorgeremo presto, non ho alcun dubbio”. Bayrou rappresenta il centro europeista francese da quasi vent’anni: il giorno in cui decise di non correre per le presidenziali francesi del 2016 e sostenere Emmanuel Macron è ricordato come il momento in cui le chance del candidato di En Marche! diventarono un sogno cui aggrapparsi per davvero. Leader del MoDem centrista, sindaco di Pau ed ex ministro della Giustizia macroniano (durò soltanto qualche mese, ma dicono che sia ancora oggi tra le persone più ascoltate dal presidente francese), Bayrou è in questi giorni a Roma per un incontro del Partito democratico europeo, di cui è presidente assieme a Francesco Rutelli, e intanto lavora spesso con Sandro Gozi, esponente del Partito democratico, alla costruzione di quella forza politica a dodici stelle che alle elezioni europee dell’anno prossimo vuole presentarsi compatta e unita contro i movimenti sovranisti e nazionalisti. “Non ho alcun dubbio – dice Bayrou con un tono rassicurante, scandendo le parole – che la situazione politica italiana di oggi è condannata a finire, probabilmente in un breve periodo di tempo, perché si rivolterà contro i cittadini, i lavoratori, le famiglie italiane. E’ come la Brexit: è chiaro che finirà per danneggiare gli inglesi”. Il piano gialloverde imploderà, perché “è contro il popolo”, ripete Bayrou, per trovarsi pronti con un’alternativa è necessario “creare un centro potente”, e aggiunge: “Per noi francesi la via del centro forte è stata possibile perché abbiamo vinto le presidenziali”. 

La fanno facile, questi francesi guidati dalla leadership macroniana, gli unici in Europa ad aver creato anticorpi interni al sovranismo: lo sapete sì, che va fortissimo in Italia il tic antifrancese? “I nazionalisti amano molto spingere i loro popoli a detestare i vicini – dice Bayrou – ma credo che bisogna avere dei problemi psichiatrici se non si riesce a comprendere che soltanto stando insieme, stando uniti, si può difendere un’Europa che deve farsi forte per contrastare la concorrenza e la destabilizzazione di tutte le altre potenze straniere”. Parliamo della conferenza stampa a Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin – “che imbarazzo” – all’effetto che fa stare da soli – “guardiamo la Brexit, continuano a esserci aziende che lasciano Londra per posizionarsi in Europa: a Parigi c’è un trasloco ogni giorno” – e a quanto poco efficace sia questa logica nazionalista del fare ognuno per sé: “Non funziona nelle famiglie, non funziona nei posti di lavoro, figurarsi se può funzionare per una nazione”, dice.

  

La solidarietà dei paesi europei ha costruito questo progetto magnifico, “unico al mondo”, dice Bayrou, “fatto di prosperità, di welfare, di pace”, bisogna creare una forza che sappia difendere “l’Europa che è costantemente chiamata a pagare da sola per tutti i mali del mondo, a partire dalla globalizzazione”. Bayrou è convinto che una forza d’opposizione forte si possa creare, “non chiamiamola coalizione – dice – Coalizione è un termine che ricorda accordi politici, di palazzo, mentre questo è un movimento di cittadini che resteranno disgustati da quello che questi leader stanno proponendo loro”. Questi leader sono populisti ma non chiamiamoli così, non rappresentano il popolo, “cito sempre un teologo del Secondo secolo, Ireneo di Lione, che nelle sue opere combatté lo gnosticismo: gnosticismo deriva da gnosis, che vuole dire conoscenza. Ecco lo gnosticismo ‘porta la menzogna nel suo nome’, diceva sant’Ireneo, esattamente come il populismo”, dice Bayrou. A Parigi intanto si sta discutendo la riforma costituzionale all’Assemblea nazionale, “un dibattito bizantino”, lo definisce Bayrou, e con l’aria di chi sa che certi balzi nella memoria fanno male, conclude: “So che vi ricorda qualcosa”.

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