L’Ue può emanciparsi da Trump (qui alcuni spunti), ma serve volontà politica

David Carretta

Bruxelles. Tutti si aspettavano l’ennesimo tweet sulle auto tedesche, ma Donald Trump ha usato le telecamere che riprendevano la sua prima colazione con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, per dare un altro colpo all’occidente. La Germania è “prigioniera” e “totalmente controllata dalla Russia” perché ha scelto di essere dipendente dal suo gas: “E’ molto triste che la Germania faccia un grande accordo su petrolio e gas con la Russia, quando noi dovremmo proteggerla contro la Russia, e poi la Germania paga miliardi e miliardi di dollari all’anno alla Russia”, ha detto il presidente americano a Stoltenberg, dando inizio al difficile summit della Nato. Angela Merkel, nata e cresciuta nella Germania dell’est, ha risposto ricordando il suo passato sotto il giogo di Mosca e i contributi dei tedeschi alla Nato: “Ho sperimentato personalmente una parte della Germania controllata dall’Unione sovietica e oggi sono molto contenta che siamo uniti e liberi come Repubblica federale tedesca”. Stoltenberg ha dovuto ammettere che ci sono “differenze su diverse questioni” e ha tentato di minimizzare i danni invitando i leader a “rafforzare la Nato come pietra angolare dell’unità transatlantica”. Ma tra guerra di dazi, uscita dall’accordo di Parigi sul clima, abbandono del patto sul nucleare con l’Iran, tenere vicine le due sponde dell’Atlantico è complicato. Il comunicato del vertice prevede un pacchetto di misure per aumentare la capacità dell’Alleanza di difendersi dalla Russia – “non esistono” le condizioni per una partnership con Mosca, si legge nel documento congiunto –, così come un maggior impegno nella lotta al terrorismo in medio oriente, ma il timore che Trump possa tradire le attese dei suoi alleati è ancora alto.

 

La tentazione a Bruxelles è di aspettare le prossime presidenziali americane e sperare che tra due anni e mezzo Trump esca dalla Casa Bianca. Ma sarebbe un errore, ha spiegato su Twitter l’ambasciatore francese a Washington, Gérard Araud: “Quel che succede nelle relazioni transatlantiche supera una questione personale. E’ un’evoluzione fondamentale e irreversibile, già avviata sotto Obama”. Con Barack Obama la frattura transatlantica era meno visibile ma già profonda: Trump ha modi brutali, ma non dice cose diverse dal suo predecessore. Il presidente democratico aveva già imboccato la strada del trumpismo con il ritiro dal medio oriente, l’abbandono dello scudo missilistico in Europa dell’est, il pivot verso l’Asia, lo stallo sull’accordo di libero scambio Ttip.

 

Dopo l’elezione di Trump, Merkel aveva indicato l’urgenza per l’Europa di “prendere in mano il proprio destino”. Da allora l’Ue ha fatto qualche piccolo passo, con il tentativo di rafforzare la difesa europea e gli accordi di libero scambio con Canada e Giappone. Ma Trump ha gioco facile nello sfruttare le carenze dell’Europa: inefficienza militare, protezionismo latente, egoismi nazionali che prevalgono sugli interessi comuni. L’Europa nel suo complesso spende tre volte più della Russia e un po’ più della Cina per la sua difesa, ma 28 eserciti che fanno la stessa cosa non sono un’unica grande potenza militare. L’Ue si presenta come il nuovo campione mondiale del libero commercio, ma adotta misure ultraprotezioniste contro i colossi americani del digitale e continua a distorcere i mercati mondiali con i sussidi alla sua agricoltura. La Germania sul gas si comporta da “free rider”: gli altri paesi europei hanno implorato Berlino di rinunciare a Nord Stream 2 per allentare il potere ricattatorio della Russia, ma il governo Merkel ha preferito dare ascolto alla sua industria e andare avanti con il gasdotto.

 

Per prendere il loro destino in mano, i leader europei dovrebbero fare rapidamente scelte coraggiose e impopolari. Merkel è chiamata a rinunciare a Nord Stream 2 perché “è contro i nostri interessi strategici, la nostra sicurezza e le nostre regole”, ha detto Tusk lunedì. La Germania, con il suo surplus di bilancio, avrebbe le risorse per portare la spesa per la difesa al 2 per cento del pil anche “domani”, come richiesto da Trump, che ieri ha detto provocatoriamente che la spesa militare degli alleati europei dovrebbe essere portata al 4 per cento. Ma gli altri paesi difficilmente accetterebbero una Germania egemone dal punto di vista militare, oltre che economico e politico. In un’intervista a La Croix il presidente dell’International Institute for Strategic Studies, François Heisbourg, ha spiegato che nell’Ue non c’è “la volontà politica, strategica e industriale” per supplire alla fine della garanzia di difesa americana. “La situazione è la stessa nel settore della dissuasione nucleare”, ha detto Heisbourg. La Francia è pronta a europeizzare il suo arsenale atomico? E il suo seggio permanente al Consiglio di sicurezza? Fino ad allora l’Europa sarà in balìa di Trump, che divide l’Ue evocando Nord Stream 2 e legittima un gran bargain con Vladimir Putin a Helsinki con i miliardi di dollari che gli europei “versano nelle casse della Russia”.

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