Una scena dei Goonies

Viaggio al centro della Terra

Marianna Rizzini

I bambini salvati in Thailandia e il sogno (incubo?) di ogni ragazzino, dai “Goonies” alla linea d’ombra

Roma. I ragazzini sono tutti fuori dalla caverna, l’allenatore anche, il percorso strabiliante con funi, maschere e lumi appesi al nulla ha funzionato come lo starnuto nella pancia della balena di Pinocchio – grotta originaria dell’incubo e dell’avventura. E se non fosse morto un sub nelle operazioni preliminari di salvataggio, qualche giorno fa, l’incredibile storia della piccola squadra di calcio sepolta e riemersa confermerebbe in pieno, senza il dramma di quella vita persa prima del lieto fine, la fantasia infantile-iniziatica del viaggio al centro della Terra (non solo Jules Verne) che ti mette alla prova e ti spaventa e ti tira fuori la forza che non pensi di avere e infine ti ricompensa (il ritorno alla luce, le pietre preziose dei Quaranta ladroni, la lampada di Aladino, il tesoro di Indiana Jones o dei Pirati dei Caraibi).

 

E’ l’attraversamento di una prima linea d’ombra: viaggiare giù giù, tra detriti e fumo, buio e stalattiti, pipistrelli e terriccio paludoso, fino a che un vulcano non ti risputa fuori diverso (di nuovo Jules Verne) oppure, al contrario, viaggiare verso l’alto e verso l’aria, per raggiungere il sole ma salvando le ali di cera o per arrivare alla luna e costruire un palazzo lassù (guarda caso negli ultimi anni, a Natale, tra le strenne, ricompare sempre in libreria un libro illustrato in cui una bambina minuscola, in mancanza di razzo, si fa costruire dai genitori una scala interminabile per mettere piede su stelle e pianeti). In alto o in basso, in cantina o in soffitta, volare o scavare: fa sempre parte dello stesso sogno di evoluzione e cambiamento, ma anche di ritorno finale a una sicurezza che, dopo aver corso il rischio dell’ignoto, perde la patina di noia e diventa l’ossigeno che ti tiene in vita pur lasciandoti libertà di movimento.

 

E in questi giorni, ipnotizzati dalle mappe della salvezza thailandese – con quei quattro chilometri percorsi tra roccia e fango dai sommozzotori-salvatori e dai dodici piccoli non-nuotatori aggrappati a una corda, lungo discese e salite e con un’intera montagna sulla testa – non si riusciva a non pensare al film ipnotizzante per antonomasia della fine-infanzia anni Ottanta, i “Goonies”. La storia (tratta da un soggetto di Steven Spielberg) in cui un gruppo di ragazzini, per salvare le famiglie dallo sfratto, si inoltrava nei sotterranei di un ristorante e trovava un labirinto di spaventosi cunicoli e spaventi immaginari di ogni adolescenza – dalla paura di essere grassi a quella di essere nerd a quella del primo bacio (nei “Goonies” ci sono tutte le maschere confermate e smentite allo stesso tempo: c’è il Piccolo Grasso, il Piccolo Secchione, il Piccolo Eroe, la Piccola Seduttrice, ma quasi nessuno è quello che sembra, e se lo è non lo resta per molto). E mentre i sommozzatori si inoltravano nella grotta thailandese, non si riusciva a cacciare dalla mente la scena dei “Goonies” che rispuntano all’improvviso su una spiaggia, accolti dai genitori, con i diamanti in saccoccia, e si sperava anche irragionevolmente, quando la pioggia faceva paventare l’inondazione nell’antro asciutto dov’erano stipati i cosiddetti “Cinghiali” thailandesi, che il loro viaggio a ritroso dal centro della Terra smentisse l’incubo e confermasse il romanzo di formazione che li aveva portati li sotto.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.