Kennedy in pensione

Mattia Ferraresi

New York. Con una breve lettera indirizzata a Donald Trump, il giudice Anthony Kennedy ha annunciato che a fine luglio lascerà la Corte suprema, dopo oltre trent’anni di servizio. L’81enne Kennedy era stato nominato nel 1987 da Ronald Reagan dopo la clamorosa bocciatura da parte del Senato dell’originalista Robert Bork, e benché solitamente conteggiato nella schiera dei conservatori è stato nell’ultimo decennio lo “swing vote” che ha concesso ai liberal le vittorie più celebrate. E’ stato suo il voto decisivo sulla legalizzazione del matrimonio gay nella sentenza Obergefell v. Hodges, conclusione di una lunga traiettoria in cui Kennedy ha sostenuto con coerenza le rivendicazioni dei diritti degli omosessuali. Suo anche il parere decisivo nel caso sull’aborto nei primi anni Novanta che avrebbe potuto rovesciare la storica sentenza Roe v. Wade del 1973. Il cattolico californiano formato a Stanford e Harvard è stato fondamentale nello spostamento degli equilibri verso il lato progressista nella corte guidata da John Roberts, e il suo ritiro arriva dopo una serie di vittorie conservatrici, dalla libertà religiosa alla conferma del “travel ban” di Trump. La decisione apre uno scenario ideale per il presidente, che ha saputo capitalizzare politicamente la nomina di Neil Gorsuch – giudice giovane e conservatore – e ora può cementare una maggioranza che potrebbe durare per decenni. Nella lista di venticinque candidati che Trump aveva stilato prima che la scelta cadesse su Gorsuch spiccano i nomi dei giudici Thomas Hardiman, William Pryor e Brett Kavanaugh, oltre a quello del senatore dello Utah Mike Lee.

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