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Chi è il regista dello stallo sull’immigrazione che tiene sotto assedio l’Europa

Il bavarese Markus Söder ha invitato l’austriaco Kurz per discutere della frontiera che hanno in comune. La Merkel non è gradita 

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

26 Giugno 2018 alle 06:16

Chi è il regista dello stallo sull’immigrazione che tiene sotto assedio l’Europa

Markus Söder

Milano. A volte capita, nell’Europa che cerca un’identità comune affidandosi a valori condivisi, che le esigenze dei piccoli e dei pochi finiscano per tenere in apnea l’intero continente – l’intero progetto dell’Unione europea. Accadde per esempio nel 2016, quando il governo della Vallonia, in Belgio, guidato dal socialista Paul Magnette (che alle elezioni aveva preso 787 mila voti), riuscì a bloccare la firma dell’accordo commerciale con il Canada, il Ceta, tenendo in sospeso tutta l’Ue, che si ritrovò a dire all’incredulo premier canadese Justin Trudeau: abbi pazienza, ora la risolviamo. Accade anche oggi, in Baviera, il secondo Land più importante della Germania, 12 milioni e mezzo di abitanti e un partito, la Csu, che tiene sotto assedio la cancelliera, Angela Merkel, e buona parte dell’Europa (ala liberale) sulla questione dell’immigrazione.

 

La Merkel, che guida un governo con la Csu – “cugina” del suo partito, la Cdu: insieme formano l’Unione, che rappresenta il polo conservatore della politica tedesca dal Dopoguerra – e con i socialdemocratici, sta cercando di calmare le pretese del suo ministro dell’Interno, il cristiano-sociale Horst Seehofer, che vuole sbarrare l’ingresso in Germania dei richiedenti asilo che si sono già registrati in un altro paese membro dell’Ue. La Merkel ha detto al suo ministro: fai accordi diretti con gli altri paesi coinvolti, in particolare con l’Italia, in particolare con il tuo collega Matteo Salvini, che pure – a logica – dovrebbe essere del tutto contrario a una normativa che regola i movimenti secondari a danno dei paesi di primo approdo. Ma la regia dell’operato di Seehofer in realtà non sta al ministero dell’Interno tedesco, bensì direttamente in Baviera, nell’ufficio del “primo ministro” del Land, Markus Söder. 

 

Classe 1967, studi da giurista, una breve carriera come anchorman, Markus Söder è famoso per i suoi travestimenti: s’è vestito da Marilyn Monroe, da Homer Simpson, da Shrek, e spesso di fianco a lui nelle foto c’è Seehofer, con l’aria del bambino che si è fatto fregare la porzione di torta più grande dal fratello minore. Le liti tra i due sono leggenda in Baviera, si sono detti e fatti ogni genere di cattiveria per molti anni, fino a che Söder non è riuscito a sottrarre a Seehofer la guida della regione. Ora i due si sono ritrovati per una battaglia che piace molto anche al di fuori dei confini della Germania: affossare la Merkel. Seehofer attacca ma tiene aperto il dialogo con la cancelliera, mentre Söder punta dritto al cuore della Merkel, l’accoglienza “è un errore fondamentale”, abbiamo bisogno “di una reale marcia indietro sull’immigrazione”, ha detto in un’intervista alla Welt. Söder minaccia anche di rompere l’alleanza storica con la Csu, l’Unione, dice di voler lanciare il proprio partito a livello nazionale, rappresentante unico dell’elettorato conservatore stravolto dal liberalismo della Merkel: secondo un sondaggio Forsa di ieri però la cancelliera è più popolare nel Land sia di Seehofer sia di Söder, anche tra gli elettori della Csu, e per il 75 per cento dei bavaresi l’immigrazione non è la questione più rilevante. Ma l’unica preoccupazione è il voto in Baviera del 14 ottobre prossimo: si teme un ottimo risultato dell’Adf, la compagine xenofoba che, come in altri paesi, costringe i partiti di destra a ripensarsi e ricollocarsi. Alle elezioni dello scorso settembre, la Csu ha perso 10,9 punti percentuali rispetto al 2013. Da quel momento Seehofer ha dovuto scacciare l’incubo più grande: passare alla storia come il primo ministro bavarese che ha presidiato la perdita della maggioranza assoluta della Csu nel Land. Come uscirne? Levando terreno all’AfD, utilizzandone gli stessi termini – la lotta al “turismo dell’asilo politico” – e rilanciando i valori cristiani (è luterano) e l’identità bavarese, oltre che la chiusura dei confini.

 

La Baviera, a differenza dei valloni, ha un peso specifico importante: contribuisce al 18 per cento al pil nazionale, ospita una decina delle trenta aziende del Dax, è un Land vivace e operoso, oltre che espressione di un partito al governo. Forte di questa rilevanza, Söder si è associato con il governatore dell’Assia (dove si vota il 28 ottobre) per fare campagna non tanto contro l’AfD quanto contro la Merkel: non vuole alcun aiuto elettorale dalla cancelliera ma ha già accolto il premier austriaco, Sebastian Kurz: hanno parlato di come gestire – chiudere – la frontiera che la Baviera condivide con l’Austria. Se il format dovesse diventare mainstream, le ripercussioni sarebbero immediate: pur se la determinazione bavarese affascina molto i governi anti immigrazione, non c’è molto da guadagnarci per l’Italia in questo assedio locale che tiene tutta l’Europa in bilico sull’area Schengen.

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    27 Giugno 2018 - 20:08

    La politica xenofoba ostacolerà, ma non fermerà i flussi migratori. Occorre una politica europea, fondata sui principi liberali che hanno consentito a veri capi di stato e di governo di tenere in equilibrio la costruzione europea anche se con grandi difficoltà, consentendo al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, di giungere al suo quarto mandato. Occorre anche una cultura politica che non si identifichi con il potere a tutti i costi che, nel secolo passato, ha dominato l'Europa, con regimi dittatoriali come il nazionalsocialismo. Tutti coloro che non hanno memoria storica e che esultano dinanzi a inutili e incolte provocazioni, non comprendono i pericoli cui i paesi europei sono esposti.

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  • luigi.desa

    26 Giugno 2018 - 10:10

    La Siria di Assad aveva un alto tasso di scolarizzazione ed aveva una economia sufficiente ,poi Obama eccitò e armò dei delinquentelli ed in Siria scoppiò l'inferno. La Merkel fece il gran gesto si accattò la crema degli acculturati e artigiani siriani che tra il lusco e il brusco assomgliano più agli europei che i negher senza arte e nè parte. In Italia dopo il 1989 immigrarono centinaia di migliaia di slavi che sembrano spiccicati ai veneti ,impararono vit vi l'italiano e nessuno si accorse più di loro. Uno slavo nel nord-est italico non si accorge nisuno. Ecco la bella teoria della integrazione.La provincia di Roma è piena di rumeni e se non telo dicono che sono non tui accorgi perchè ormai parlano perfetto italiano e i bimbi vanno a scuola più delli italianzi.

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  • carlo.trinchi

    26 Giugno 2018 - 08:08

    La Merkel si svegli e veda i problemi per quello che sono. Se uno stop ai migranti ha da essere che lo sia a prescindere dalla politiche precedenti. Se operare un blocco delle migrazioni è quello che vuole il popolo non puoi disattenderlo e poi, a elezioni perse cadere da pero e dire che non si è intercettata l’esigenza dell’elettorato. In Italia ci siamo abituati a queste amnesie di politici deficienti, in Germania sarebbe grave. Operare sul tema migranti anche con Salvini deve essere per la Merkel, e Macron , un punto di lungimiranza politica. Salvini tolti i migranti avrà tante gatte da pelare che i suoi capelli a spazzola non basteranno per ramazzare. Se, al contrario, la Germania rimarrà in un limbo cattosocialistoide farà la fine del PD nostrano, con la differenza che se cade la Merkel potrebbe cadere la nostra salvezza europea.

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