La May resiste a un altro attacco parlamentare

Paola Peduzzi

Milano. Il premier inglese, Theresa May, ha vinto una battaglia parlamentare sulla Brexit: ai Comuni è stato bocciato l’emendamento alla legge sull’uscita del Regno Unito dall’Ue che voleva introdurre il voto finale del Parlamento all’accordo negoziato dal governo e dalle autorità di Bruxelles. Per gli anti Brexit questo emendamento aveva un significato rilevante: possiamo controllare il negoziato, possiamo evitare che la May ci trascini in modo rocambolesco fuori dall’Europa, magari senza accordo, possiamo pensare che sia il Parlamento e che sia di nuovo il popolo a poter dire qualcosa sui termini del divorzio. Ma già dalla settimana scorsa, quando c’erano state le prime conte sul tema, si era capito che i Comuni sono il luogo in cui l’offensiva anti Brexit è meno forte in assoluto. I Lord sbraitano, la piazza si sta radunando, ma i parlamentari hanno l’inevitabilità appiccicata addosso, si ribellano e si calmano, a ondate, senza mai riuscire a determinare cambiamenti significativi. I laburisti sono contenti perché sono riusciti a contenere la schizofrenia interna: soltanto quattro parlamentari si sono ribellati votando contro l’emendamento. Certo, c’era anche la possibilità di vincerla, questa battaglia, per il Labour e per le forze anti Brexit, ma sarebbe stato troppo bello, bisogna sapersi accontentare. I ribelli conservatori sono stati sei, indefessi, ma non sono stati sufficienti, e anche se di poco la linea del governo ha prevalso.

 

Di battaglie ce ne saranno ancora, non è certo vinta la guerra, ma intanto la May prende tempo prezioso, riesce a gestire quel disamore che la circonda. Ha gli europei che incombono con le linee rosse sull’accordo dei rapporti tra Londra e Bruxelles, dentro o fuori il mercato unico, che è poi l’unica cosa che conta in questo tumulto negoziale. Ma intanto ha capito una cosa importante, la May: anche i più recalcitranti tra i conservatori sanno che non possono votare contro l’accordo senza ribaltare il loro governo. E fare i kamikaze per mandare a Downing Street il laburista Jeremy Corbyn continua a essere troppo rischioso: fuori dal governo e comunque con la Brexit, ma chi ce lo fa fare?

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