Merkel e Macron vogliono distinguere i distruttori dell’Ue da tutti gli altri

David Carretta

Bruxelles. Un bilancio della zona euro per far convergere le economie degli stati membri; una linea di credito del fondo Esm (European Stability Mechanism) per rispondere nel breve periodo agli choc asimmetrici; una rete di sicurezza (backstop) nei casi di crisi del settore bancario; una riforma dei trattati nel 2019 per far entrare in funzione i nuovi assetti della moneta unica nel 2021; una politica migratoria europea con il rafforzamento delle frontiere esterne e più solidarietà interna; una riduzione del numero dei commissari e la creazione di liste transnazionali. Chi dava per fallito il tentativo di Emmanuel Macron e Angela Merkel di rilanciare l’Unione europea avrà ancora molte occasioni per fare previsioni apocalittiche, ma il presidente francese non ha rinunciato all’ambizione del discorso della Sorbona nonostante le difficoltà a convincere le altre capitali europee. La cancelliera tedesca ha confermato di voler fare dell’Europa il suo lascito politico, malgrado la sua posizione infragilita a Berlino. Macron e Merkel ieri sono usciti dal castello di Meseberg con la road map che avevano promesso per riformare la zona euro. Si tratta di “un accordo politico e una visione comune per rispondere alle sfide contemporanee” con “più sovranità europea, più unità e solidarietà”, ha spiegato Macron, mettendo gli altri leader dell’Ue di fronte a una scelta esistenziale. Questo è un “momento di verità dell’Europa, per ciascuno dei nostri stati e per l’intero continente (. . .). Sulle questioni economiche, commerciali, finanziarie, sulla politica estera, la difesa e le migrazioni” la scelta “di civilizzazione è tra quelli che ritengono che questa Europa è buona solo a essere smantellata e quelli che credono che possiamo far avanzare questa Europa rendendola più sovrana e unita”. 

 

Gli scettici già criticano la mancanza di dettagli della proposta Merkel-Macron. “Resta molto lavoro da fare”, ha ammesso il presidente francese – innanzitutto al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno che deve dare la benedizione alla road map franco-tedesca per la zona euro. Poi toccherà ai ministri delle Finanze negoziare entro fine anno i dettagli sulle risorse da destinare al Fondo monetario europeo e al bilancio della zona euro, le modalità di gestione dei soldi, le condizioni per accedere agli aiuti. “Le risposte troppo dettagliate date da due paesi quando ne riguardano altri diciannove possono essere controproducenti”, si è difeso Macron. Dentro il Consiglio europeo e l’Eurogruppo si sta organizzando la fronda, guidata dall’Olanda. “Alcuni paesi non sono contenti”, spiega al Foglio un alto funzionario dell’Eurogruppo: sul bilancio della zona euro un accordo è “molto difficile perché alcuni paesi sono molto contrari”. La funzione di backstop dell’Unione bancaria affidata all’Esm è un’altra delle “questioni difficili”, dice il funzionario. Ma per Macron il risultato che conta è che Merkel abbia accettato ciò che “è stato discusso e auspicato negli ultimi dieci anni” per completare l’Unione economica e monetaria. In contropartita Merkel ha ottenuto un rafforzamento dei poteri dell’Esm per verificare se gli stati membri rispettano le regole del Patto di stabilità e gli impegni sulle riforme. Le competenze del Fondo salva-stati saranno “allargate” con la capacità di “giudicare la solvibilità in questo o quel paese”.

 

Le condizioni per accedere ai benefici della “Eurozona 2.0”di Macron e Merkel saranno uno dei grandi interrogativi cui dovrà rispondere l’Italia. Il governo di Giuseppe Conte è pronto a rispettare il Patto di stabilità per ricevere le risorse del bilancio della zona euro e aiuti in caso di emergenza? Lo stesso vale per l’accordo sulla “soluzione europea” per l’immigrazione. Il presidente francese non intende accettare ricatti populisti: “Non risponderemo mai in modo positivo a strategie chiaramente non cooperative”, ha spiegato Macron. Se l’Italia vuole solidarietà, deve rispettare gli impegni sulla responsabilità: i migranti “che sono registrati nel primo paese della zona Schengen possano essere ripresi il più presto possibile nel paese in cui sono stati registrati”, ha avvertito Macron. Si tratterebbe di accordi multilaterali, Matteo Salvini dovrebbe negoziarli direttamente con i colleghi, come il tedesco Horst Seehofer.

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