Le voci dei bambini

Annalena Benini

Adesso le abbiamo sentite, le voci dei bambini che piangono. Chiamano papà, chiamano la mamma, dicono cose semplici e terribili: voglio il mio papà. Hanno tra i quattro e i dieci anni, ma ci sono bambini molto più piccoli: secondo un documento della Sicurezza interna degli Stati Uniti, tra il 19 aprile e il 31 maggio quasi duemila bambini sono stati separati dai genitori nella politica “tolleranza zero” di Donald Trump sull’immigrazione. Chi entra negli Stati Uniti illegalmente viene detenuto in una prigione federale, e adesso anche separato dai figli. ProPublica, agenzia americana no profit, ha pubblicato sul sito la registrazione con le voci dei bambini che piangono e chiedono aiuto. In mezzo ai pianti un uomo, identificato come un agente della pattuglia di frontiera, fa una battuta: “Abbiamo un’orchestra qui, ma senza direttore”. E’ difficile ascoltare quei pochi minuti e restare saldi, è difficile ascoltare quei pochi minuti di vocine che chiamano: papà, da ore, e non pensare che è così che crolla il mondo.

  

  

Come può un governo che strappa i bambini ai genitori e ride di loro mentre dice: smettetela di piangere, restare in piedi? Come può Laura Ingraham di Fox News sostenere che quelle gabbie sono come i “summer camps”, i campi estivi dei bambini, e non vergognarsi e non dimettersi? Ci sono le foto delle reti di recinzione nel centro di detenzione in Texas, con le coperte isotermiche argentate delle emergenze, qualche bambino addormentato là sotto, altri seduti composti, smarriti, con le scarpe da ginnastica, le magliette colorate, l’assoluta innocenza. La foto di un bambino che ancora non ha imparato a camminare, e l’autore dello scatto, anonimo, dice che il bambino sta lì già da un mese, senza i genitori. Bambini terrorizzati, in lacrime, arrivati lì da meno di ventiquattr’ore, che rispondono a tutte le domande con le vocine piene di speranza. Di dove sei? El Salvador. Di dove sei? Guatemala. “Almeno posso andare con mia zia? Mia madre mi ha detto di telefonare a mia zia, che verrà a prendermi il prima possibile, andrò da lei e poi verrà anche la mamma”, ha continuato a ripetere la bambina, e intanto diceva a memoria anche il numero di telefono. Non ha mangiato finché una funzionaria è andata a telefonare alla zia. Questa bambina ha sei anni e sua zia non andrà a prenderla. Anche ProPublica, dopo aver ascoltato il numero dalla voce della piccola, ha telefonato alla zia, che ha detto che la madre della bambina si trova in un centro di detenzione in Texas e che lei ha paura di aiutare la nipotina perché due anni fa è entrata illegalmente negli Stati Uniti e anche lei ha una figlia. Potrebbero togliergliela e metterla in una gabbia e poi dire in televisione che quella gabbia in realtà è un campo estivo. Se non avete ancora avuto il coraggio di ascoltare quell’audio, trovatelo.

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