"Ci lasceremo il passato alle spalle". Trump e Kim firmano un accordo per la pace

Massimo Morello

Lo Straits Times Index, l’indice della borsa di Singapore, alle 10,25 del 12 giugno, mezz’ora dopo la conclusione dell’incontro faccia a faccia tra Trump e Kim Jong-un, segnalava un calo di oltre il 2 per cento. Probabilmente scontando i rialzi dei giorni precedenti. Forse, però, segnalando le prime preoccupazioni dopo l’incontro. Paradossalmente sono proprio queste il vero segno del suo successo. Gli analisti finanziari di Singapore, hub finanziario del Sud-est asiatico, cominciano a temere gli effetti economici di un accordo tra Corea del Nord e del Sud. Si rievocano i costi dell’unificazione della Germania, che qui potrebbero aumentare in modo esponenziale.

  
Donald Trump e Kim Jong-un si sono incontrati al Capella Hotel di Sentosa, isolotto trasformato in parco giochi di Singapore, alle 9 e 04. Si sono stretti la mano di fronte a una quinta di bandiere accomunate dagli stessi colori, il bianco il rosso e il blu e accostate con millimetrica scenografia. Kim è arrivato pochi minuti prima e secondo gli osservatori locali ha così seguito la tradizione asiatica di rispetto nei confronti dei più anziani (Kim ha 34 anni, Trump 71). Trump, dal canto suo, ha mostrato un atteggiamento quasi paterno, o paternalistico, per il giovane interlocutore. A vederli, sugli schermi dell’International Media Centre di Singapore, l’immagine era quella di una strana coppia di nuovi amici che stessero per organizzare una partita nel Sentosa Golf Club (uno dei 100 migliori al mondo). La stessa coppia che pochi mesi fa minacciava di materializzare le scene del “Dottor Stranamore” a colpi di missili balistici. Proprio in questo senso può essere interpretata una dichiarazione “attribuita” a Kim (qui e ora, tutto va sottolineato dai forse): "Il mondo intero ci sta guardando e per molti questo incontro sembra qualcosa di fantascientifico".

  
Al termine dell’incontro a due (oltre la presenza degli interpreti. Benché, si dice, Kim parli un perfetto inglese), durato 45 minuti, sembra si sia realizzata la dichiarazione di Trump un’ora prima: "Sarà un successo straordinario".

 
Quindi si è svolta una riunione tra le delegazioni americana e nordcoreana che si fronteggiavano ai lati di un tavolo di teak lungo oltre 4 metri. Per gli americani erano presenti, oltre al Presidente, il Segretario di stato Mike Pompeo il capo dello staff John Kelly e il consigliere per la sicurezza John Bolton (l’uomo che per le sue dichiarazioni aveva fatto infuriare i nordcoreani e che, forse per questo, era al margine del tavolo). Kim era accompagnato da Kim Yong-chol, considerato il suo braccio destro, il vero organizzatore dell’incontro, dal ministro degli esteri Ri Yong-ho e dal suo predecessore Ri Su-yong.

  

"Sembra sia andato tutto molto bene", è stato il commento di esperti e analisti. Peccato che nessuno sappia dire di preciso in che cosa consista questo “bene”. Anche perché era praticamente impossibile cogliere le parole scambiate a quel tavolo, le voci coperte dal disturbo di fondo creato dalle raffiche di scatti dei fotografi presenti.

  
Di sicuro non si è discusso di diritti umani. Probabilmente si è fatto qualche cenno a futuri, generici accordi. Ma Summit come questo non si svolgono per definire programmi o accordi che sono già stati studiati e saranno elaborati. Vanno interpretati come un’immagine, un simbolo, quasi come una visione. A Singapore si è manifestata una visione positiva.
Al termine di questi incontri – seguiti da un pranzo che univa portate tipiche coreane come l’oiseon (stufato di cetrioli)  e il Daegu jorim (merluzzo brasato in salsa di soia) e americane come le short rib (il biancostato di manzo) – è stato compiuto il primo passo in un processo che potrebbe segnare un epocale cambiamento nella geopolitica dell’Asia orientale. Il secondo potrebbe essere la trasformazione dell’armistizio stabilito tra le due Coree nel 1953 in vera pace.

 

Intanto Trump e Kim, subito dopo pranzo, hanno compiuto molti passi assieme nei giardini del Capella, chiacchierando amabilmente, continuando a darsi la mano e pacche sulle braccia, proprio come dopo una partita di golf, sorridendo ai reporter presenti, ripetendo dichiarazioni di un successo oltre ogni aspettativa e regalando momenti di puro entertainment come quando Trump ha mostrato a un estasiato Kim l’interno dell’auto presidenziale.

  
Passeggiata che si è conclusa con l’ennesimo colpo di scena: la firma di un accordo di cui ancora si sa pochissimo ma che a detta di Trump è "molto completo". "Abbiamo risolto un problema molto pericoloso per la gente".

  

Mentre Trump e Kim firmavano era già in volo da Pechino il 747 della Air China che avrebbe riportato in patria Kim.

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