Cosa prevedono i quattro punti dell'accordo tra Trump e Kim

Redazione

I colloqui tra il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un si sono conclusi con la firma di un documento condiviso che sembra segnare l'inizio di un processo diplomatico inteso a porre fine a più di 60 anni di ostilità: sono quattro punti sintetici, che indicano specifici impegni da parte di Pyongyang per consegnare le sue armi nucleari e promettono di fissare ogni dettaglio sui tempi e la verifica del disarmo in futuri negoziati da tenersi "alla prima data possibile". "Il cambiamento è possibile e questo incontro con Kim lo dimostra", ha dichiarato il presidente Trump, a conclusione dello storico summit. "Ringrazio Kim per averci permesso questo primo passo per un futuro più brillante e più roseo", ha aggiunto. "E' stato un incontro storico, sono un emissario del popolo americano e consegno un messaggio di pace. Siamo pronti a scrivere un nuovo capitolo delle relazioni delle nostre nazioni".

  

       

In conferenza stampa, Trump ha dichiarato che l’armistizio del 1953 potrebbe presto diventare un trattato di pace: “Tutti possono fare la guerra, ma solo pochi coraggiosi sanno fare la pace”, ha detto il presidente americano. Anche se nel documento congiunto non viene specificato che la denuclearizzazione debba essere "verificabile e irreversibile", come richiesto dagli Stati Uniti prima del vertice di Singapore, Kim ha riaffermato il suo "forte e incrollabile impegno per una completa denuclearizzazione della penisola coreana", da attuare "nella sua totalità" e "molto rapidamente". 

 

"Le sanzioni verranno eliminate una volta che saremo sicuri che non ci saranno più armi nucleari nella penisola. Hanno giocato un ruolo importante, verranno tolte quando saremo alla fine del percorso", ha assicurato il presidente Trump. 

     

 

I punti principali dell'accordo

Stati Uniti e Corea del nord si impegnano verso "nuove relazioni" reciproche, a "unire gli sforzi per costruire un regime di pace stabile e duratura", a lavorare per la "completa denuclearizzazione" della penisola coreana e per il rimpatrio delle salme dei morti in guerra. Trump e Kim, conclude il documento, si impegnano "per lo sviluppo delle relazioni tra Stati Uniti e Repubblica democratica popolare di Corea", il nome ufficiale e della Corea del nord, "e per la promozione della pace, della prosperità e della sicurezza della penisola coreana e del mondo".

   

 

Il punto più importante è il terzo, nel quale, riaffermando la dichiarazione di Panmunjom del 27 aprile 2018, la Corea del nord si impegna a lavorare per la completa denuclearizzazione della penisola. Washington e Pyongyang si impegnano, infine, a dare seguito all'accordo raggiunto oggi con ulteriori negoziati per la sua attuazione che verranno discussi dal segretario di stato americano, Mike Pompeo, e da un alto funzionario di Pyongyang.

  

 

L'incontro è un evento "storico", ma non darà risultati immediati: per raggiungere tale obiettivo i negoziati devono passare al formato a 6 (Corea del nord, Corea del sud, Cina, Russia, Giappone, Usa), ha detto il vice presidente della Commissione Esteri alla Duma russa, Aleksei Cheka. "In futuro, quando i negoziati entreranno in un ciclo normale, penso che la soluzione delle questioni all'interno del formato a 6 sarà la variante ottimale e ci saranno più garanzie da parte della Corea del Nord". Anche Pechino si rallegra per il summit e il ministro degli Esteri, Wang Yi, poco prima che si conoscessero i particolari del documento congiunto conclusivo del vertice, ha dichiarato: "Auspichiamo che i due leader possano dissolvere le interferenze, stabilire fiducia reciproca, superare le difficoltà e raggiungere un consenso di base sulla promozione e sul raggiungimento della denuclearizzazione e promuovere e stabilire un meccanismo di pace per la penisola". La Cina, ha aggiunto, "continuerà ad avere un ruolo costruttivo" nella penisola.

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